lunedì 28 dicembre 2009

allora, io vado

Sì, è un po' che non scrivo. Forse non molto, ma mi sembra che siano secoli che non ho più alcuna voglia di dire le cose successe, perché quello che è successo... Quello che è successo... Io non so dirlo più, forse non ho mai saputo dirlo o ho sempre sbagliato nel dirlo. Forse dovrei parlare più a fondo di come è successo quello che è successo o non successo con Mr. Politically Correct. Forse mi servirebbe per distaccarmene ancora un po', tipo la terapia della parola che vado propugnando da anni: oggettivare i problemi per renderli cose che poi, in quanto oggetti, possano essere riposti in uno scaffale della piccola anima (immortale). So solo che... Uffi. Non mi viene nient'altro da dire, o forse sì, ma volevo cominciare così, con l'espressione della sensazione finale. La delusione, ma non per aspettative non verificatesi, quanto per emozioni del tipo: "Ancora?". L'ultimo sabato a Masteria è stato il sabato della verità non detta, della verità volutamente taciuta. Niente di sfuggito, solo evitato. Borgonauta che dice chiaramente al Mr. che lui con me non è stato abbastanza chiaro e che non crede a questo genere di amicizie. Lui che ci resta. Lui che di nuovo si accolla al gruppo per la serata, visibilmente inadeguato, taciturno, non più lui. La nostra interazione a zero. Io faccio egregiamente finta di non sapere. Lui che va da Lubi e Borgonauta cercando una sua apologia, una sua discolpa, un "Non sono lo stronzo approfittatore che credete", e loro che gli spiegano per filo e per segno com'è andata la storia, l'ambiguità, la sua natura di etero omoconciliante, l'atteggiamento troppo ravvicinato che male concorda con il rifiuto iniziale dei miei interessi e delle mie intenzioni, lui che cerca di svicolare e che alla fine, alla fine di tutto, dice soltanto: "Ma io ho un sacco di amici così". Ecco fatto, lui ha un sacco di amici "così", quindi è un brav'uomo, un figliol prodigo. "Allora gli riparlerò", afferma alle mie due protettrici, ma poi c'è solo un "Allora io vado". Il resto è qui

J. Fussli, "Il silenzio"

mercoledì 9 dicembre 2009

tutto a nudo

Come dice Lubi, se la mia dichiarazione d'intenti e interessi ti fosse risultata cosa sgradevole, non mi avresti cercato; nel caso mi avessi cercato, come poi è successo, avresti comunque, per una atavica reazione, mantenuto certe distanze, certe prossemiche diverse da zero. Siccome non lo hai fatto, io sono libero di pensare quello che mi pare. Posso fare, quindi, delle ipotesi.
La prima è che tu sia interessato a qualcosa di me, ma sia soltanto un po' difficile da combinare. La seconda è che tu voglia dimostrare a me o al mondo quanto sai essere politically correct. La terza è che tu sia un emerito stronzo.
Ora, io sono una persona che si ama abbastanza. Essendo una persona che si ama abbastanza, ho come obiettivo quello di stare bene, e se possibile sempre meglio. Io penso o so che stare con te come vorrei stare con te mi farebbe stare bene o meglio. Quindi, considerando che il modo in cui tu interagisci con me non mi fa stare meglio, per via di tutta questa indeterminatezza, rimane solo da dire che se vuoi dimostrare a qualcuno o a te stesso la tua moderna duttilità, io non me ne faccio niente della tua gender sensibility; se sei uno stronzo, puoi dimostrarmelo ora. Se sei solo confuso, «le tue paure addormentale con me».

Immagine: Paolo Fresu, Il re nudo

martedì 8 dicembre 2009

my name is bondo, vaga bondo

Giri, giri, giri, periodo di giri. Non so nemmeno più dove sono stato tra giovedì scorso e oggi. Ma so che sono successe un sacco di cose. Con ordine, nel disordine.
Venerdì mattina mi sveglio nel Fottòn di Viuccia e fuori Conciliopoli è innevata. Paura e delirio a Las Tegas. Si parte comunque per Masteria (pron. mastìria), in compagnia della Borgonauta, e si parte con uno zaino assai colmo di cose: il preventivo situazionistico dei giorni a venire prevede infatti la serata in the Hostel, e la sera dopo niente di meno che un aperitivo gay ursino in un posto lontano ma accollabile con tanto di titolone "golOrsi". Sabato sera quindi non si sapeva bene dove il me che sono avrebbe dormito, o se avrebbe dormito, considerato che... Ma non anticipiamo.
La serata della febbre va bene, con Lubi che si ferma con me a Masteria contribuendo anche alla scelta di nuove scarpe per l'inverno: I put some new shoes on and everything's alright! Per le diecemmezza comunque andiamo via da questa Bearlin improvvisata, il risultato è per ora soddisfacente: mi son fatto vedere, ho conosciuto gli organizzatori, alla prossima. Tornati in the Hostel c'è il solito Filottete ad attendermi e contento di dividere delle luppolate, ma incontriamo una losca coppia padreffiglio partenopea: il piccolo si ferma con noi, io e Filottete ingaggiamo una gag di svelamento degli orientamenti e il piccolo Ciro non si scandalizza. Secondo me era voglioso, ai suoi 22, forse gli ho regalato una sega.
Si va a letto, cioè vado a letto, per poco, dalle 2 alle... non lo so, alle 6.49 mi attende un treno per AncoraPiùANord, per l'ennesimo lavoro sovrapponibile. A Masteria, essendo domenica mattina, alle 6 non circola nulla. Vagando, incontro un Bearitono alla fermata dell'autobus che non c'è. Mi approccia simpatico, e andiamo per quella mezz'ora da lì alla stazione, chiacchierando con i prevedibili limiti di una chiacchierata alle 6 del mattino di un giorno freddo e umido a dicembre nella bassa veneta. Lui è del suddammerica, e mi ricorda quel personaggio di Doson's Cric che incontra Gek sul bus e gli fa: "Oh, cos'è, mi hai trovato col tuo radar?". Infatti, pochi minuti dopo, sullo stesso treno verso una città sulla traiettoria medesima e comune, mi dice: io ho vissuto a Berlino con il mio compagno, ci siamo sposati quest'anno. Carini, carini, carini. Commozione e mestruo emotivo. Ci scambiamo le email, il mio viaggio finisce qui. Ora c'è solo la solitudine da lì alla meta, il freddo che entra nelle ossa per il poco sonno consumato, i crampi allo stomaco e le vesciche per le scarpe nuove. Alle 9.30, non so come ma sono a Pseudocrucconia, pronto per lavorare. La sera mi addormento a casa della Valchiria, poi usciamo e io mi sento la febbre, ho i brividi e andiamo a vedere Almodovar al cinema. Io tremo, sono a digiuno, ho sonno e vorrei una tachipirina. E invece a casa, è mezzanotte e mi cucina dei tortellini.
La mattina dopo è già quella di ieri, sono in forze, ho un paio di guanti nuovi, e tanta voglia di fare. Soprattutto, mi alzo con la voglia di andarmene da tutto questo.
Sono un vagabondo, appena posso. E ho potuto.

mercoledì 2 dicembre 2009

i fantasmi

Io mi diverto a chiacchierare virtualmente, anche solo per cazzeggio. Anzi, il più delle volte è per cazzeggio, al massimo scremo a monte (courtesy of AdP) scrivendo nella frase di accompagnamento al mio nick: "chi si fa due chiacchiere?" I risultati tendono a 0, ma almeno a 0+.
Mi diverto a volte anche a passare il tempo provocando i bassi istinti. Va da sé che questa strategia produce maggiori possibilità di interloquire. L'ultima volta ho colto io la provocazione di un uomo maturo che voleva divertirsi in cam. Premesso che se lo facessi, lo farei solo per tenere vivo qualcosa di distante, abbiamo iniziato a chattare. Bene, scambio contatto messengeristico e via di dialogo. Il dialogo è carino, e devo ammettere anche intrigante. Si pensa di incontrarsi per un caffé, fare due chiacchiere, perché no?
Finché ieri... "Allora a Trento hai un sacco di amiche, vero?" E ancor prima della mia risposta dice "***, ad esempio, o sbaglio?" E il nome era giusto. Al che io chiedo: "Ma ci conosciamo?".

"Sì, caro."

Da quel momento la nostra interazione si è gelata. Non riesco a ricordare nessuno che si chiami in quel modo che abiti in quel posto che abbia quell'età. E che possa conoscere i miei amici. Continuo a chiedere, continuo a non ricevere nessuna segnalazione. Solo dei laconici "Okk", con due cappa.

I fantasmi, allora, esistono.

tatì

Il peramale è un cocktail tatiano senza storia, un miscuglio di vodke lisce e fruttate e succhi di frutta che ti arriva a fine serata, e ti stordisce, ma non ti impedisce di scrivere un post sul tuo blog in prima persona, dopo che hai passato il dopocena di una cena a base di pizze fatte in casa con una combricola che speri diventi abitudinaria fatta di tre come te e una siddetta frociara. Passata in un posto dove l'unica attrattiva, per altro meritevole, è il cavalier servente bassetto ma con un'aria da sbadabam-pem-pem, che una notte ce la passeresti volentieri, anche solo una volta, soprattutto se giri senza mutande perché ne hai poche pulite in valigia e aspetti che quelle lavate a scrocco dall'amica si asciughino, in questo periodo che le tue All Star di pelle nera puzzano come non mai, e forse è ora di comprarsi delle vere scarpe che facciano fronte all'inverno valligiano e dovresti pure tagliarti i capelli ma non sai come, perché hai paura di apparire più brutto di quanto non pensi già di essere, e scrivi tutto questo in un blog con la testa che ti gira e lo schermo che sfarfalla.

martedì 1 dicembre 2009

niente di meglio

Ne sto parlando ora con l'amica C. In questo periodo mi sto dando al sesso spicciolo, alla sveltina estranea e sconosciuta. Colleziono orgasmi, nomi provvisori su una rubrica tra parentesi.
I letti in cui dormo, ospite degli amici nella mia lunga trasferta alpina, sono troppo vuoti e freddi. Ma il mondo non sta offrendo nient'altro, in questo tempo.
Niente di meglio che la consunzione dei corpi.

martedì 24 novembre 2009

casi umani, episodio 03

L'Infante.

Non c'è molto da dire, si riduce ad essere un giovane ragazzo di un'età massima di 21 anni, alla ricerca di qualcuno che lo sottometta psicologicamente. Estremamente malleabile, tende a scegliere come compagno del momento qualcuno che gli dia l'assoluta certezza di fornirgli schemi interpretativi e tagli di capelli - cerca, insomma, un facilitatore di scelte quotidiane.
Tende a stabilirsi al domicilio del suo ragazzo, il quale a sua volta lo tratta spesso con la sufficienza della superiorità, assecondando così la volontà di ammirare qualcuno che l'Infante ha insita.
Solitamente magrolino per denutrizione, è flessibile come il suo carattere, ammesso che ne abbia uno, e la sua personalità è instabile: nel migliore dei casi, si direbbe adattiva; nei peggiori, assente.
Probabile che assuma nel sesso un ruolo esclusivamente ricettivo per dare gioia al suo signore. Se doveste incontrarne di versatili o esclusivamente proattivi, avete a che fare con un esemplare di Narciso.
Dopo i 21, un Infante resta tale, anche se potete chiamarlo in altri modi.

Rimedio: resistere alla tentazione di degradarlo con semplicità; se volete sbarazzarvene, provate a insegnargli la dignità.

Buona fortuna

sabato 21 novembre 2009

stufa elettrica

Mi sono stufato dei gay.
Li trovo superficiali. Viuccia dice che il problema è all'origine, riguarda il momento del primo contatto, la modalità virtuale e via dicendo. Potrebbe avere ragione, ma dopotutto è difficile rimorchiare in un locale un gay se non rispecchi il canone di certe foto dei profili chatterecci: snello, con la variante atletico, taglio alla moda, magari non peloso e via dicendo. Mi rifugio nella Bearlandia (ché preferisco, personalmente, taluni esemplari) ma non è che vada meglio. Insomma, questi gay mi hanno stufato. Allora mi sono buttato sulle forti infatuazioni verso gli etero, ma non qualsiasi etero. Solo gli etero omoconcilianti, ossia quelli che non si fanno problemi se esprimi la tua preferenza, e fanno i piacioni, i mentalmente aperti, si fanno magari rimorchiare in un pub e poi dopo sei ore di flirt ti dicono che sono etero, ma che «hai fatto bene a dirmi che ti piaccio». Secondo me non ho fatto bene, e poi se ho fatto bene, almeno stacci un po'. Se no mi dici che ho fatto male, perfavore. Quindi sono stufo anche di prendermi bene per questi etero omoconcilianti.
Proporrei, se non fosse reazionario e anacronistico, un ritorno di velocità ad una mentalità semplice, fatta di buone e care e definite categorie e stereotipi e modi di fare del tutto riconoscibili.
Così evitiamo di fare figure di merda, grazie.

lunedì 16 novembre 2009

the nerd is over

Finisce anche l'avventura con Tavorik, durata poco più di una settimana, o meglio tre sessioni d'incontro, tre sedute. Non ci credeva nessuno dei due, forse. Questo week end ero nella Metropoli ma non mi sono (potuto?) far sentire, né tantonmeno andare a trovarlo, dare delle saldature. Insomma, poca assiduità. E giusto ora mi dice che se non c'è una certa assiduità non riesce a trovare nell'altro l'entusiasmo che vorrebbe vedere per provare. Ci si è provato, non è andata. Le cose non spariscono, comunque. Le cose fatte e le cose dette.
Di certo, questa volta provo una strana, adorabile ed inquietante indifferenza...

giovedì 12 novembre 2009

piene le fosse

Veramente non pensavo che ci sarei rimasto sotto in questo modo: è una storia di quattro anni fa. L'ho lasciato io quattro anni fa. E gli ho chiesto, dopo che lui tentava di mantenere un contatto, che non ce n'era per nessuno. È sparito, ha trovato un nuovo ragazzo con cui sta ancora dopo, credo, tre anni. Io in quest'ultimo anno ho pensato spesso a questo mio ex. Non in chiave revival, ma solo come pensiero. Un pensiero di possibilità che io stesso ho deciso di non assumere. Quattro anni fa, i motivi per cui troncai dopo otto mesi di storia tutto sommato molto bella, erano quelli dell'inesperienza, erano cioè dettati dall'inesperienza. O forse da una eccessiva intransigenza.
Bene, becco il profilo del suo tipo, con tanto di link al partner, su un sito famosissimo di incontri shakespeariani. Nella foto sono insieme, sorridono. Ci sono più foto, di loro due, in giro chissà dove.
Potevo esserci io, in quelle foto.
Ora, col senno di poi riempio le fosse del rimorso.
Perché dopo di lui, io non ho fatto che spargere schegge d'amore a caso, e non me ne è mai tornata indietro nessuna.

Nessuna.

lunedì 9 novembre 2009

la superficie delle cose e delle persone

Su-per-fi-cia-li-tà, s.f. inv., carattere di chi (di ciò) che è superficiale || fig. Mancanza di approfondimento, di riflessione: giudicare con s. una situazione complessa (dal dizionario Hoepli online).

La fa da padrone in molte, troppe situazioni de l'ambiente. L'ultima, che per fortuna mette la parola fine ad una bagarre di nondetti, vede come protagonista R., che potremmo anche chiamare il Mesellenico.

«È semplice: se uno si fa sentire, vuole approfondire. L'ultima sera non mi sei piaciuto e quindi stop.»

E quindi stop? L'ultima sera dopo quattro, di cui la prima intensamente sessuale, le altre due uscite di peripasi, le chattate?
Quando poi gli si fa notare l'ambiguità di certe precedenti dichiarazioni, basandosi sulle quali uno facilmente mette in conto la possibilità di un plusvalore della frequentazione, non risponde con altro che con un "ma va".
Ero io quello preso, secondo la sua personale e arrogante interpretazione di quella fatidica ultima sera.
Come se essere presi fosse una colpa indelebile punibile con l'esilio.
Io diventerò un serial killer, un serio killer.

domenica 8 novembre 2009

maths

Secondo la nuova matematica dell'esistenza,

1+1=gay

Annotatevelo.

giovedì 29 ottobre 2009

casi umani, episodio 02

Ieri sera qui a Conciliopoli c'è stata la festa di laurea del G. e ho potuto intravedere alcuni esemplari interessanti.

Ad esempio, l'Ipertrofico, ossia quell'individuo, il cui ego si espande a dismisura all'interno della stanza o dell'ambiente in cui lo incontrate, in misura maggiore se ha la possibilità di imbracciare uno strumento a corda quale la chitarra e inscenare un ferragosto autunnale.
L'ipertrofia del Sé si manifesta soprattutto nella cosiddetta sindrome del piacione, per cui è anche possibile chiamarlo il Piacione. Di lui è facile invaghirsi, perché dimostra di non essere assolutamente interessato a chi siete, a cosa fate dei vostri genitali e delle vostre zone erogene, e vi parla con il coinvolgimento che riserverebbe al suo prediletto oggetto del desiderio, che spesso non coincide con il vostro, ma vi fa ambiguamente credere il contrario, o almeno la possibilità del contrario. Vi informate ansiosamente sul suo status sentimental-relazionale attraverso accurate indagini improvvisate fra i conoscenti presenti, traendo le conclusioni rassicuranti, creando un mito di salvazione. Vi saluta calorosamente, come se volesse rivedervi in altre situazioni, o in quell'altra situazione. Sta con voi e vi dedica il tempo che mai nessuno sembra avervi dedicato, nessuno tra gli uomini che avete avuto fin ora. Il suo trucco è farvi sperare. Siano maledetti, perché spesso provocano una sindrome di impotenza esistenziale.
Dal punto di vista sessuale, non ho informazioni in merito: di solito scompare come meteora dalla vostra vita, o se proprio riuscite a portarvelo a letto, è di quelli che non restano.

Rimedio: nessuno, i Piacioni hanno un fascino che si smorza solo con il tempo, o con traumi improvvisi tipo incontrarlo con la compagna/il compagno, o sapere che vi odia. Ma per incontrarli di nuovo ci vuole una dose di fortuna che supera quella giornaliera della fettina di culo.

giovedì 22 ottobre 2009

casi umani, episodio 01

Prendo spunto da una nota di qualche amico di Facebook per cominciare una serie di post sui tipi umani, cercando di adattarla a "l'ambiente", come direbbero taluni iberici.
Proverò a essere regolare nella post-azione, ma come sempre prevarrà l'ispirazione sulla time table.
Oggi cominciamo parlando de Il Narciso, tipologia assai comune e riconoscibile. Tutti conosciamo più o meno la mitologia, e la morale che ne deriva: mai frequentare qualcuno che ama più un pezzo di vetro riflettente di quanto ami voi, e che si senta in diritto di consigliarvi su vari aspetti della vostra vita, prendendo come riferimento quello che farebbe lui. Ne l'ambiente è una percentuale molto alta, e spesso si distribuisce fra il tipo sfranta e il tipo insospettabile intellettuale, con prevalenza nella prima classe di soggetti... spesso più oggetti, perché amano essere il centro dell'attenzione, e a tal fine non disdegnano vendere metaforicamente il proprio corpo e la propria arte pur di sentirsi dire quanto questo vi renda felici, ed essere inondati di ringraziamenti. Tendono infatti a preferire una relazione in cui l'altro si senta in debito perenne, sia perché grazie al Narciso ora vestite meglio e avete un posto più chic nel mondo, sia perché grazie al Narciso ora potete vantarvi della sua compagnia quando andate al Lelephant. È indubbiamente sexy e appetibile come quel boxer colorato da Tezenis, ma costa molto di più, in termini sia economici che psichici. Ama circondarsi di persone che reputa più brutte, assumendo un atteggiamento messianico, per accompagnarvi a fare shopping facendovi credere che lo fa per voi, quando alla fine voi tornate a casa con una magliettina se vi va bene, e lui con almeno tre capi di abbigliamento. Oppure si circonda di persone che considera belle per formare compagnie di adoni.
Nel sesso è sfuggente, e passionale come nei porno. Evitate luoghi con specchi. Ha un carattere irascibile, permaloso, testardo e a volte può sembrare o rivelarsi realmente stupido, ma probabilmente è l'elastico degli slip Calvin Klein che non gli fa affluire il sangue più in su della cintola, limite oltre il quale, personalmente, perde di attrattività.
Se vi scarica, adduce scuse del tipo: "Non mi valorizza stare con te" oppure "Per adesso non sta funzionando". Poi non vi chiama più, probabilmente ha un altro adulatore ad attenderlo.
Non va in palestra, bensì è uno di quei soggetti con un metabolismo invidiabile. O non mangia.

Rimedio: indifferenza e tenacia nel perseverare nei propri errori - si allontanerà da solo o si redimerà. Se siete più pazienti, potete provare a educarlo alla bellezza del quotidiano, ma è dura.

Alla prossima!

punti merda


Camminare sotto la pioggia in questa città così conciliante - la città del concilio - ti fa pensare a diverse cose. Per prima cosa, che hai dimenticato l'ombrello, o che devi sopportare le conseguenze della tua personale visione del mondo degli ombrelli come oggetti inutili atti ad essere smarriti o dimenticati o rotti o ingombranti. In secondo luogo, pensi ad amenità quali

i punti merda.

I punti merda sono punti che una persona guadagna quando mi fa un torto (secondo il mio personale standard), tutto qua.

Una prima tabella potrebbe comprendere:

Pacco, ossia mancare ad un appuntamento senza avvisare: 10 punti merda;
Bidone, ossia mancare ad un appuntamento adducendo all'ultimo momento scuse improbabili (secondo il mio personale criterio): 15 punti merda;
Arrogarti la capacità di capire cosa penso e comportarti di conseguenza senza chiedermi nulla: 20 punti merda; se questo ti porta a scaricarmi si sale a 25 punti merda;
Dimenticarti il mio compleanno: 1 punto merda; se per evitare l'accredito sei andato a controllare su Facebook, aggiungi 4 punti merda;

Altre voci mi verranno in mente.

E tu che leggi, quanti punti merda hai già guadagnato?

La prossima volta spiegherò come smaltire la merda accumulata, se c'è un modo.


sabato 17 ottobre 2009

one more chance

Stasera sono nervoso.

Mi ha innervosito qualcosa, e so bene cosa: un Ciao lanciato da R. su msn, dopo dieci giorni da quel dì del mio - in pratica - monologo. Sono arrabbiato, infastidito. Ma da cosa? Le possibilità sono diverse: infastidito perché succede sempre la stessa cosa, perché è successo un'altra volta quello che è successo; infastidito perché il discorso non si è ancora mai realmente chiuso, perché non ho risposta al mio perché; arrabbiato, o infastidito perché non voglio che le persone pensino di potermi trattare in questo modo; arrabbiato perché sono semplicemente stanco. Stasera sono nervoso, e oltre ad un aperitivo il mio umore non mi ha permesso nient'altro.

«Arriviamo fra 5 minuti» - ne passano 20. Penso: non ci si prende delle responsabilità se poi non si possono mantenere, quindi o è successo un vero imprevisto, oppure semplicemente avete deciso di prendermi per il culo, perché io sono quello che si può prendere per il culo, tanto io mi fido, io aspetto qui. Era successo un imprevisto.

Davvero troppo nervoso.

giovedì 15 ottobre 2009

fuori dal pitale

È capitato un'altra volta, settimana scorsa, ma ci ho messo una settimana per pensare che forse avrei dovuto scriverne. Penso che l'idillio liceale sia terminato, nel solito modo: lui pensa di sapere cosa io provo, pensa di averlo capito in base ad una sua personalissima teoria del linguaggio, e si comporta di conseguenza, ossia decide di allontanarmi senza chiedermi conferma delle sue supposizioni circa la natura del mio interesse a lui. Alla richiesta di chiarimenti non ho ottenuto un feedback. Tantomeno la possibilità di metterci l'ultima parola e uscirne con onore.
Io la chiamo arroganza.



martedì 13 ottobre 2009

con dominio di parola

Ho appena sentito una abitante del complesso residenziale: «In questo posto c'è molta falsaggine...».
Credo si tratti di una malattia che ti impedisce di dire le cose giuste, tipo che ti fa falsare le cose che dici.

giovedì 8 ottobre 2009

in un mondo piccolo

Oggi è uno di quei giorni in cui il mio mondo implode. Dopo pranzo, nell'amena località suburbana di Buccinasco ho incontrato niente di meno che Giorgio, un mio coinquilino che risale ad almeno due anni fa nella Trento di via Grazioli. Avevo perso le sue tracce, dopo l'abbandono della Pisani's House nell'agosto del 2007. E ora me lo ritrovo lì, che mi dice che si trasferisce a Milano per studiare. Un colpo. Una distanza spaziale e temporale annullata in un solo colpo.
Stasera, dopo l'aperitivo (strana coincidenza che avvenga tutto dopo il cibo?), due figuri mi fissano, io fisso loro, aspetta un attimo e sono Pippo e la Marty, due amici della Borgonauta, mia compagna di sventure da quel dì nella Mansarda Criminale, e ora alla Cri.Cri.Pre.S.S., sempre della combricola tridentina, lei a Milano per lavoro, lui suo consorte a Milano per amore in visita. Distanze nulle.
Sembra tutto ieri. Questo è l'effetto che fa trovarsi improvvisamente in un mondo piccolo, un grande mondo imploso.

mercoledì 7 ottobre 2009

«e a te, ti piace baciare?»

Inutile negarlo: spesso la carne è debole e le tecnologie dell'appagamento 2.0 ci offrono l'opportunità di incontrare dei partner di materasso al modico prezzo di un minimo sforzo comunicativo. Il più delle volte, la cosa si ferma alla domanda: «che ruolo hai?» (giusto per non riproporla nell'antica formula), che spesso segue un generico «cosa ti piace fare?», e anticipa un »come sei?»; che tutto sommato sono domande quasi necessarie per capire se si sta ottimizzando la risorsa del proprio tempo, o se si può andare oltre.
Le popolazioni di una chat si dividono essenzialmente in due categorie: quelli che cercano sesso subito e quelli che cercano qualche-chiacchiera-che-magari-se-sei-simpatico-possiamo-pure-pensarcela-una-cosetta. Ultimamente, aderendo alla seconda fronda, ho conosciuto, anche solo virtualmente, a livello testuale, dialogico, persone interessanti, alcune delle quali oggetti di incontro a scopo birra o di incontro a scopo. Ma non volevo dire questo, volevo piuttosto porre all'attenzione una frase che trovo utilissima, anche se a prima vista può sembrare, forse lo è davvero, idiota; più che una frase, è una domanda che uno pone all'altro: «e a te, ti piace baciare?».
Mi sono trovato io stesso a farla, in alcune occasioni, forse sulla scorta di esperienze con fuckbuddies che se nella foga del momento creativo ti avvicinavi per quello che fisiologicamente si fa quando due corpi si avvinghiano, ti apostrofavano un bel: «no, niente baci» oppure «no, non mi piace baciare». Aggiungerei che secondo me non ti piace baciare il trombamico. Così che tu possa trattarlo come un oggetto o un contenitore, a seconda.
Il bacio, anche senza amore, ma solo per sesso, è quello che fa di due corpi due persone.

Riflettere, riflettere...

giovedì 1 ottobre 2009

mini


Un gran bel claim: io sono per il minimalismo. Se ci piaciamo, se vediamo che stiamo bene, inutile stare lì a percorrere un percorso obbligato, una serie matematica di incontri, potenzialmente infinita (è ciclica quando va bene), mettendo ogni volta in discussione e definizione il momento, l'istante. Il per-ora-va-così-smo non porta molti risultati, è invece piuttosto sfiancante per la controparte, quando sia, come me, uno che crede nell'opportunità di un bel taglio di rasoio. Se ci si abbandona alla deriva multifattoriale e all'eccesso di vita mentale, si rischia di perdere di vista l'obiettivo, o perlomeno il senso della cosa-che-si-sta-facendo. Per questo vorrei che si pensasse di meno a come si dovrebbero fare le cose, e si passasse al come si vorrebbe che fossero le cose, lavorando per questo. Tutto per un sano minimalismo.

martedì 29 settembre 2009

la schiena del tutto

Il week end è stato lungo, è cominciato giovedì sera con la piazzetta e S. e due birre al bar della piscina, e un incontro casuale a fine serata con L. e canide. È proseguita venerdì con aperitivo al Mexicali con C., V. e D. (Come Volevasi Dimostrare), seguito da capatina al Fermento. Ma il bello è arrivato sabato, e quando dico è arrivato, intendo dire il bello: Gl., uno degli LG Bros. Sabato sera in oratorio a Precotto a sentire D. suonare la batteria per la festa patronale; inconsueto ma non sgradito, a parte il revival paternosterico alla fine, ma non è sede per parlarne, abbiamo rimediato con un doposerata al Maga Furla, tra i ricordi territoriali della mia Bicocca e una lieve brillatura alcolica.
È ora che si parla di Gl. È più giovane, ma è già un uomo fatto, di lavoro, di viaggi. E io non ho potuto guardarlo negli occhi suoi siculi e profondamente scuri come la notte che ti avvolge e via dicendo romanticherie spicciole, senza infatuarmene. Ma fosse solo quello. Il Tutto mi ha rapito: il rapporto fra le grandezze del suo corpo, la forma del cranio, la distanza fra gli occhi, il sorriso, il profilo, la larghezza delle cosce, la pancetta portata con dignità, ma soprattutto...
Voglio quella schiena! Per giorni ho voluto quella schiena, ho voluto affondarci le mie unghie, ho immaginato di farlo, di baciarla dal collo in giù per poi tornare su, misurare con il mio corpo la larghezza delle sue spalle, massaggiare la sua schiena e sentire il suo collo fra le mani. Ho immaginato di perdermi nel pelo che si intravedeva dalla polo slacciata, ho immaginato e desiderato di grattare la mia pelle contro la sua ruvida barba di un giorno, e le sue labbra carnose da signore del mare. La sua schiena... che quando si sedeva, si alzava la maglietta dietro e vedevo un po' di quella peluria che sale dal fondoschiena, e potevo immaginare glutei e gambe come solo il maschio che so di volere può avere...
Poi domenica siamo andati a fare merenda a California Bakery, per me un cookies e un americano sul prato in Sant'Eustorgio, poi aperitivo in zona allo Spritz.
Era seduto di fianco a me, coscia a coscia, profumo a profumo, e quando si chinava in avanti sul tavolino... la sua schiena...
Poi siamo andati al cinema, improvvisando. Un week end lunghissimo che è finito poco fa, di lunedì sera, con me che mi faccio 40 minuti di metro e tratti a piedi per andare a salutarlo prima che riparta. E basta. Salutarlo. Con calma, ho goduto ancora di quello scorcio dietro, prima di dargli i due bacini, stringendogli la mano (dalle unghie curate), e approfittando per accarezzare un'ultima volta la sua schiena, un po' più a lungo... la sua schiena...

S. dice che mi ama anche per questo, per le pazzie, che se non lo avessi fatto me ne sarei pentito. S. ama uno stupido, ma contenta lei...

venerdì 25 settembre 2009

l'ultimo messia

Da qualche tempo a questa parte la mia ipocondria, aldilà degli effetti negativi sulla mia mente e sul mio rapporto con il mio corpo, mi ha permesso di aprire un terzo occhio che guarda attentamente alla salute della mia vita relazionale. Ho scoperto di soffrire, se così si può dire, di due sindromi, o meglio di due modalità non del tutto sane di rapportarmi con l'Altro. Una riguarda il mio rapporto con l'Altro Sentimentale, l'altra quello con l'Altro in generale.
La prima penso si possa chiamare sindrome del missionario, e brevemente consiste nel provare affetto, desiderio di protezione, e anche una improvvisa attrazione mentale (e talvolta carnale) verso soggetti che mi si rivelano portatori di vite problematiche, e che magari precedentemente non consideravo alla stregua di esseri degni di nota; il problema di questa sindrome è l'assunto che io sia una sorta di persona particolare in grado di sostenerti e di renderti la vita migliore con la mia sola vicinanza, quindi "amami!".
La seconda è una sindrome che non so come definire, ma che in un certo senso contiene la prima: io devo essere amato da tutti, non assumo come reale la possibilità che qualcuno possa avercela con me o non volermi bene o farmi del male (nemmeno pensarlo); in una parola, forse si potrebbe dire compiacere. Questo non significa che io sia un paraculo, ma che il mio alto livello di adattabilità alle situazioni si sposta sulle persone nelle situazioni, e risulta in un atteggiamento conciliatorio verso il conflitto, aperto alla pacificazione e alla mediazione fra le parti, in cambio del riconoscimento della mia dote messianica (così ci ricongiungiamo alla prima sindrome); in altre parole "amami!". In questo caso, però, è più sintomo di una debolezza, che modalità attiva di relazione.

Forse soffro anche di un'altra sindrome, che mi porta a dire a chiunque "amami!" perché, su, diciamocelo, non puoi non volermi bene se mi conosci; ma ci sto ancora lavorando, per evitare semplicismi e riduzioni.

martedì 22 settembre 2009

una questione privata

Sono uscito per la terza volta con R. Credo sia la terza volta, ma mi sembra che sia la seconda. La prima volta che ci siamo visti, è venuto a casa mia e abbiamo fatto sesso. È stato molto diverso dal solito occasionale, ci abbiamo impiegato un pomeriggio: vuoi l'estate, e quindi la maggiore disponibilità di tempo, ma nell'occasionale non ci si coccola come è successo a noi, su quel letto, quel sabato di fine estate. Bon. La seconda volta siamo andati a fare un giro, abbiamo camminato e parlato e scherzato e riso. Non ci siamo toccati, eppure la voglia di vedersi c'era. C'è. Sembravamo due liceali al primo appuntamento, ma liceali al primo anno. Capisco la difficoltà di effondersi all'aperto, magari con delle persone intorno che non sai come potrebbero reagire. Bene. Un giro casto. La terza volta, oggi, lo stesso. Peripatetici chilometrici. Ma neanche il tentativo di appartarci, di trovare un angolo buio del mondo per dedicarci a noi due. Due liceali al secondo appuntamento. Come se la prima volta fosse successa in un'altra vita, e si debba ricontare tutto da capo.
Sorgono spontanee delle domande, ma soprattutto delle riflessioni. Già è strano, per me, rivedere, cioè frequentare qualcuno con cui ho fatto roba al primo appuntamento. Strano perché difficilmente è successo in passato. E perché è strano partire da 10 per poi tornare a cominciare da 1, almeno si dovrebbe ripartire, se si riparte, da 4.
In un mondo in cui la matematica è un'opinione è normale, forse.
È una timidezza all'aria aperta? È giusto fare le cose lentamente, ora? È una questione di incontro dei desideri? È qualcosa che dipende dal momento, dal periodo? È un disagio inespresso? È un complotto cattofascista?
È come sempre qualcosa che scrivo per me?

lunedì 14 settembre 2009

come alle medie


Vorrei un tempo pieno. Che tutte le occasioni possibili fossero sfruttate, spremute. Vorrei che da qui a quel giorno fantomatico che accenderà il fuoco sulle foglie morte dell'autunno, il tempo si riempisse di momenti. Un autunno dolciastro. Vorrei partire per il tour carico di certezze, sapere cosa lascio e cosa ritroverò nei giorni del ritorno occasionale. C'è chi ha bisogno di una lunga frequentazione, e chi non ha pazienza perché pensa di non avere tempo a sufficienza. Il calendario strappa i fogli velocemente. Il rischio è quello di sembrare troppo frettoloso, di mettere paura, ansia, di forzare gli eventi. Il rischio è quello di vivere ogni mancato momento come una sconfitta, come una resa all'inesorabile incertezza del futuro. Una brutta bestiaccia, questa fretta che la solitudine interrotta ti mette addosso. Come sempre, devo imparare la pazienza. E a non farmi troppe seghe mentali.

sabato 12 settembre 2009

two of us


Ho sempre in testa di parlare di V., l'altra faccia della medaglia, in un certo senso. Altri quindici anni della mia vita, delle nostre vite. Un giorno nacque il M.A.O., il migliore amico obbligato. Lei lo sa raccontare meglio di me. Poi ci si perse di vista, per diverse scuole, e ci si ritrovò.
Io e V., che strana coppia. Ci completiamo le battute, o quando uno ne dice una, l'altro commenta: "È quello che stavo per dire", e simili. Ho sempre avuto uno strano rapporto con lei, forse non le dico mai "ti voglio bene", forse non siamo persone che amano dirlo, e preferiscono dimostrarlo. Ammetto le mie colpe, spesse volte la mia pigrizia mi ha impedito di farglielo capire, quando vedevo che non era arrivato il messaggio. L'ho ferita, di sicuro, ma il tempo sta leggermente curando, mi sembra. Un'amicizia fatta di momenti, più che di routine. Abbiamo spesso gli stessi gusti, ma io allo Zoe ci vado meno volentieri. Cazzate, alla fine. non è questo che fa l'amicizia. Lo fanno i discorsi e il Machiavelli dalla notte all'alba, o il materasso in cucina una notte di ritorno da lontano, o gli applausi davanti a Dawson's Creek, le paste pappafico, i "Quest'estate voglio abbracciarti di più". L'ho vista cambiare, nell'ultimo anno. Tanto. E in meglio, come è giusto che sia. Ha una maggiore consapevolezza, una maggiore capacità di autocritica, di apertura. È più sicura, anche se resta la mia insicura aggressiva preferita.
E poi, a me, piace quando è brutta.
Io e V., la strana coppia.

giovedì 10 settembre 2009

urban exploit


L'ho fatto. La mezza idea mi era venuta questa mattina. Prima sono andato a pranzo con D., altra amica di vecchio conio, in zona Duomo, ove ella si impiega lavorando. Questo pranzo era organizzato, non è questo quello che sono orgoglioso di aver fatto. Alle due e dieci ero già libero, in Galleria. Perché non tornare davvero a casa a piedi? Google Maps mi dava, stamattina, un'ora e trentacinque minuti di tragitto, km 7,2. Ce ne ho messi quindici in meno! L'uomo vince sulla tecnologia!
E intanto mi sono goduto tutta via Meraviglia, tutto Corso Magenta, Corso Vercelli, piazza Wagner, via Monterosa, QT8... Strade, negozi, persone, alberi, fontanelle ristoratrici.
Altro che flaneur!

mercoledì 9 settembre 2009

generatons 2: il ricambio


Ieri leggevo che in alcuni licei di Roma o altre città certe circolari vietano lo scambio di baci per minimizzare il rischio contagio dell'influenza A. Ci hanno detto di lavarci bene le mani, e tutti abbiamo la fedele amuchina in borsa; ci hanno detto che si combatte o previene con semplici farmaci da banco, che non è più grave di una qualsiasi influenza già vista, già fatta. Però non ci si può dare nemmeno un bacio sulla guancia, al massimo ti stringo la mano che sa di delicata essenza di amuchina al limone. O agito la mano igienizzata, cambiando le mie abitudini.

Ieri è anche morto Mike Bongiorno. È un annata cattiva per chi si chiama Michele. Michele è nome proprio di persona e significa "Chi è come Dio?". In effetti sono morti due personaggi che di divino o di mitico ne avevano a pacchi. Michael Jackson, Mike Bongiorno. Uno ha fatto la musica, l'altro la televisione in Italia.
È come dire che è morto il pop, e che è morta la televisione da prima repubblica.

Credo si chiami ricambio generazionale.

Baciamo le mani, pulite.

domenica 6 settembre 2009

generations

È uno di quei momenti che dici: eccolo!

Ho appena riportato a casa mia sorella, in preda alla sua prima sbronza. Ho accompagnato un padre, il nostro, in preda al panico, a prenderla in De Angeli. Se ci penso, è la zona che frequentavo io alla sua età, i favolosi 17. L'Accademia, e il Tuareg (da noi scoperto più tardi, ora locale per ragazzetti). Lei chiama, "Mamma ho la nausea. Ho bevuto solo un analcolico". Ci credo poco, ma finché non vedo... Poi vedo. Che cosa hai bevuto? "Un mojito". Ah, compagno di mille battesimi. Brava, G. Almeno hai buon gusto. Ma come tutte le prime sbronze, l'ha presa storta. È uno spettacolo, io me la ridacchio, perché non è nulla di grave, domattina, dopo una notte infernale, passerà tutto e rimarrà un mal di testa, e forse una lezione.

Ora è di là con mamma che le fa le coccole e cerca di farla addormentare, mentre parla a sproposito e, oh, l'ha proprio presa male. Non riesco a preoccuparmi più di tanto. Quasi quasi la invidio. Quasi quasi. Lei li ha potuti chiamare in soccorso.

Quando io presi la mia prima storta avevo già 18 anni, ed ero al diciottesimo di un mio compagno di classe. Vomitai per il giardino della villetta in zona De Angeli. Un mio amico mi portò sottospalla a casa di un'altra compagna di classe, e dormii lì. Il giorno dopo, era fine maggio, tornai a casa con l'autobus fedele e avevo la febbre. Sarà stato che ero completamente fradicio quando mi portarono, nella notte, a dormire. I miei non lo seppero mai.

È anche per questo che stasera si sono impanicati, perché non hanno mai avuto a che fare con un figlio ubriaco storto. Hanno sempre solo vissuto la mattina dopo, il caratteraccio e il mutismo del dopo. Ma era sempre domenica.

Anche domani sarà domenica (ok, è già scattata, diciamo: al risveglio).
Al risveglio sarà la sua prima domenica, in un certo senso, da adulta.

Buona fortuna, sorella.

giovedì 3 settembre 2009

che caldo!

In attesa nella sala (d'attesa) dello studio (medico) del mio medico. Per la solita tonsillite follicolare. Su scomode sedie che non mi ostacolano tuttavia nell'attività quasi panchinistica.
È bello scambiare con gli astanti attendenti quattro chiacchiere e raccontarsi delle proprie patologie e delle teorie sulla vita e sulla malattia. Si chiama riflessività del sapere, quando i saperi esperti entrano nella nostra vita e li facciamo nostri e ci troviamo tutti a improvvisarci medici, filosofi, avvocati, e via dicendo.
Comune dà un senso di mezzo gaudio, di comunità del e nel dolore.
E sempre, sempre, "Che caldo che sta facendo quest'anno".

recensioni 2.0 - gli orfani


Come si crea un commento critico nell'era delle tecnologie dell'informazione.
Luogo: MSN
Personaggi: Io e C.

LepreKIAuna scrive: Qui c'è il disco di Dolores O'Riordan.
Goditelo, e poi rimpiangi i vecchi Cranberries.
Disco fatto bene, per carità. Ma la voce, la voce. Scimmiotta se stessa!!

g* scrive: Beh,se scimmiotta se stessa, il problema è soprattutto suo, e in un certo senso se le canta e se le suona da sole.
Meglio che scimmiottare altri, almeno resta tutto tra lei e se stessa.

LepreKIAuna scrive: No, perchè il problema è lo scimmiottamento.
Sembra una Cher che continua a farsi plastiche.

g* scrive: ...o continua a farsi bionda.
Beh, se la metti così, mi intriga sapere fino a dove può arrivare.
E tutta questa avventura solistsa assume i caratteri dello studio antropologico...
del romanzo di dis-formazione...

LepreKIAuna scrive: Per questo va ascoltato.
Per vedere fin dove arriva.

g* scrive: Bisogna monitorizzarla
e vedere se finirà per essere praticamente innocua o se sarà costretta, alla fine, a dire a tutti noi orfani: scusate per il disturbo!

lunedì 31 agosto 2009

serial


Credo di essere un frequentatore seriale. Credo sia la fase precedente a quella del monogamo seriale. Quando incontro una persona, sempre per le solite note vie, possono succedere due cose. Una di queste è starci molto bene, anche se per quell'occasione. Da quel momento in poi, la mia indole mi impone di smettere il troieggio e di concentrarmi sulla coltivazione della conoscenza con quella persona.

Così eventuali mie incursioni nel reame delle conoscenze online diventano modalità di ciaccolare con vecchie conoscenze che sai di trovare lì, non per altri contatti a fine più o meno lieto. Insomma, smetto di guardarmi intorno. Il problema è quando ci trovo anche lui, nel reame, e mi chiedo: cosa starà facendo? Si starà ancora guardando intorno? Insomma, paranoie. Forse è lì per lo stesso motivo, o sono solo uno dei tanti? Certo non si può chiedere.
Ma lo scrivo per oggettivare la mia razionalità in movimento, l'analisi che mi è propria, negli astri.

Cazzuriate.

Lo scrivo perché ho paura.
Lo scrivo per ricordarmi che sono fottutamente insicuro.

la coscienza delle interiora sottovento

Per tutti oggi è un giorno in cui si ricomincia. A me non dovrebbe fare differenza che sia un lunedì o un qualsiasi altro giorno della settimana. Un po' di differenza la fa, se mi si dice che è il primo lunedì d'autunno. Oggi, in così largo anticipo? Mah.
Io intanto scrivo cazzuriate per passare il tempo.

Ieri domenica di fine agosto con toccata di surrealismo. Sono andato al compleanno di un bambino di un anno, che faceva un anno ieri. Non ricordavo che queste feste sono fatte soprattutto per gli adulti, che hanno a disposizione buffet di prelibatezze che i pargoli non toccheranno mai, e quindi ci si riempie di pizzette e salati a iosa. Se poi è il compleanno di figli di gente del sud, tornerai sicuramente a casa con un vassoio di avanzi. Si usa così. Peccato aver pranzato poco prima o dover cenare da amici poco dopo. Stamattina se ne sentono le conseguenze a livello interiore.
La coscienza è nel basso ventre.

C'è dell'aria molto fresca, da qualche giorno, intorno all'altopiano della mia esistenza condominiale.
Molto fresca. Folate.

sabato 29 agosto 2009

questioni

Ma quelli che ti dicono: spero tu non abbia i capelli lunghi come in foto. A me non piacciono i capelli lunghi, mi piacciono solo sulle donne. Premettendo che se sei in un certo spazio virtuale, probabilmente non te ne frega molto se una donna ha o meno i capelli lunghi, mi chiedo: questi individui sarebbero pronti a rinunciare ad una persona che potrebbe rivelarsi interessante, piacere loro, nel complesso, per il dettaglio tricotico? Forse è quello che chiamano superficialità, o è solo un criterio come un altro per sfoltire l'adunanza? Certo, personalmente credo che criteri con questa funzione dovrebbero essere altri, ma forse per alcuni è meglio un maniaco con i capelli rasati. Dipende logicamente dalla finalità della propria presenza nell'iperspazio della Banalità, nella banalità. Io intanto vivo sempre insieme ai miei capelli.

venerdì 28 agosto 2009

post holiday chill


Si è tornati, io e la fedele C., dal touretto siculo. Poche ore più di una settimana fra le principali visitanda della costa orientale, con l'ausilio, negli ultimi giorni, di una 500 non male a noleggio. Due dive. Ci mancava il decappotto. Per il resto, local style via autobus e treni, quando possibile.
Ora, sono a casa da solo davanti ad un docu sulla mafia sulla terza nazionale. Guardiamo, e riposiamoci del viaggio di ore sedici che ci ha riportato dalla leonessa siciliana alla grande Milan. Varia umanità.
Post orgasmic chill.

lunedì 17 agosto 2009

voce del verbo cazzuriare

Se i programmi saltano, sono atletici.
Atletici programmi salterini, su Rieducational Channel!

domenica 16 agosto 2009

feriae

Solita notte folle di un ferragosto sulla riviera adriatica.
Ma ero solo tra mille coppiette. non che i miei amici siano particolarmente cucci cucci bau bau... però insomma, ognuno aveva qualcuno di speciale con cui festeggiare... eh insomma...
Non era tristezza, perché alla fine ero con miei amici e amiche storiche.. e insomma, siamo sempre l'anima della festa. era solo quei momenti, tipo quando aspetti che sorga l'alba, o vedi le stelle, o anche solo un bacio. Mi mancano i baci, mi manca la vicinanza di un corpo amico.
Mi chiedo solo, quando sarà il mio turno?

sabato 15 agosto 2009

lascia che la notte faccia il suo Corso

Ieri sera è successa una cosa strana. Veramente, ieri notte. Tornato a casa abbastanza, relativamente presto, da una serata normale, mi ha colto l'insonnia. Forse per il caldo, forse per un decaffeinato a fine serata che tanto decaffeinato forse non era. Comunque, niente sonno. È così che mi loggo in una chat gay con il nick 'senzasonno', per vedere se c'è qualcuno che si fa due semplici chiacchiere presonno, molto easy, senza pretese, magari il preludio virtuale di un incontro reale in un prossimo futuro possibile, ma davvero questo era l'ultimo pensiero. Era più un modo di passare un tempo che sembrava enorme nella veglia atipica. Ad una certa, si apre una finestra, un compagno di insonnia mi chiede se ci facciamo birressigarette insieme, dato che siamo due nottambuli. Io diffido sulle prime, ma poi mi convinco senza che mi convinca, per quanto avesse degli ottimi argomenti. Alla presentazione virtuale del battesimo, si scopre che siamo già amici su Facebook. Bene, ciò, devo ammettere, mi rassicura: posso controllare chi, cosa, perché di questo sconosciuto. Beh, alle 4 arrivo nella zona prestabilita. Cerchiamo invano una birra, ma anche per i chioschi è vacanza. Bene, facciamo una vasca per Buenos Aires chiacchierando, fermandoci a parlare con l'edicolante 24h, comprando le sigarette all'automatico, passando il tempo, conciliando il sonno. Una sensazione assurda, un'esperienza ai limiti dell'umano: la città era per noi, non abbiamo incontrato che una persona in un'ora e mezza di camminata. La sensazione di possedere lo spazio urbano totalmente. Indescrivibile. Crea dipendenza, quasi; a tratti desidero una Milano come quella di ieri notte, vuota. Ma con birre 24h.

Poi, stamattina, ho dormito. Benissimo.

venerdì 14 agosto 2009

urblog

La cara amica C., personaggio fra i protagonisti di questa cosa tipo blog, mi dice: "Sì, sempre bello il tuo blog, ma vorrei che parlasse, non so, della città". Un urbanblog, insomma? Va bene, parliamone. In questi giorni, poi, dieci giorni in vero, la presenza di una sua amica francese, la cara e dolce M., con cui abbiamo rispolverato l'alemanno come lingua della comunicazione, mi ha portato ad accompagnare le entrambedue in giro per questa metropoli che, diciamolo, si chiama Milano. È sempre un'esperienza, girare per la propria città. Mi sento un bambino entusiasta quando racconto che la città è fatta a radianti, con due anelli concentrici, e che quindi, in teoria almeno, non ci si può davvero perdere in un dedalo di vie, basta arrivare su una grande strada, e quasi di sicuro si finirà su una direttrice, su un raggio, oppure su un anello. Poi, è tutto girare. Oppure quando si va sui Navigli e anche al 13 di agosto, con i relativi distinguo, c'è gente. Persone. Luci, happy hour e via dicendo. Percorrere oasi ormai conosciute o anche solo godute-per-quello-che-sono da pochi: i parchi. Sempione, i Pubblici di Porta Venezia, quello della Villa Comunale, insomma. Fermarsi a parlarebbere alle Colonne. Percorrere su e giù el Curs, spiegando che è Buenos Aires, più di Vittorio Emanuele, il Corso per antonomasia.
Roba di sospiri. C'è tanto, tanto da fare, da vedere, da vivere. Sospiri.


mercoledì 12 agosto 2009

quest'ansia

"Lei cosa fa? Lavora?"

Questa la prima domanda, o una delle prime, di una dottoressa, appena le dico di accusare dei dolori, delle fitte occasionali al petto. E che ho la sensazione "di avere il cuore" (sic! nel referto clinico). Si procede con l'Elettrocardiogramma, con la misurazione della pressione, con l'auscultazione del petto.

"In realtà, no, mi sono laureato a settembre... È un anno che sono fermo".

Allora è ansia. Il cuore malato soffre quando è sotto sforzo, non quando si sta calmi.
Il gramma è tutto a posto. Faccia un po' di attività sportiva.
O si calmi.



Allora, è ansia.

l'etimologia dell'universo


Sapete quando pensate che un posto è da sfigati? E poi scoprite che vi piace tantissimo, oltre ad essere un posto che nella vostra memoria è legato alla vostra infanzia in maniera felice? Credo che l'ultima volta che ci sono stato risalga alle elementari. E per questo ho sempre pensato, dallo sviluppo adolescenziale in poi, che fosse destinato alle scolaresche di pischelli under 11. O ai nonni con i nipoti. O a famiglie perfettamente nojose. E invece... E invece il Planetario di Milano, ospitato dai Giardini Pubblici di Porta Venezia, è un posto davvero grazioso. Piccolo, che può voler dire anche intimo, o solo umano, un posto dove ancora qualcuno lavora per parlare e renderti piacevole, anche divertente a tratti, un'oretta o poco più in cui, in una serata di mezz'estate, nel periodo delle stelle cadenti, scopri l'etimologia di settentrione e quella di desiderio. Se siete curiosi, sapete dove cercare, non starò io a dirvi perché si dice di esprimere un desiderio se si vede una stella che cade, e che si realizzerà, e via dicendo. Ma pelle d'oca, garantisco. Oltre alle mille storie possibili sugli amori nascosti dalle costellazioni, fra miti, leggende e versioni diverse: perché, alla fine, Orfeo si girò? Seduti su scomode sedie rotanti, ci si sente ancora e sempre bambini alla prima scoperta della vita. Quella che vuoi raccontare a tutti, che credi di essere l'unico ad averla. Per esempio, da dove arriva piantare in asso, non lo crederesti mai che possa derivare da Teseo che planta in Naxos la povera Arianna, o che Est deriva dalle radici comuni di tutte le lingue del mondo per la dea che poi noi conosceremo come Venere e cui dedicheremo il pianeta dell'oriente celeste: Ishtar, Astarti, Ester... robe così, insomma.
Il bello di vivere Milano in un agosto.

martedì 11 agosto 2009

di comete e indigestioni


Oggi sarebbe dovuto essere San Lorenzo. In effetti lo è stato, ma non l'ho cagato molto. Le stelle? Cadute? Va bene, ma immagino, a quest'ora della notte, che sia successo perché Desmond Hume non ha premuto il pulsante per evitare la fine del mondo, e insieme alle stelle sono caduti carichi di bambini posseduti dalla memoria cellulare del figlio perso del dottore clonatore (Godsend). Tutti cantando We're golden, ballando in intimo imbarazzantemente bianco.
Il mal di schiena ti costringe ad una certa indigestione di trasmissioni, sia la tivvì, la radio, o il tuo computer. Ora non ho certo voglia di andare a letto, ma di aspettare che si finiscano gli scaricamente degli ultimi due episodi della quinta stagione di Lost, per quello la voglia è alle stelle. Cadenti, ma pur sempre stelle.

domenica 9 agosto 2009

domenica d'agosto

Quanto è difficile darsi degli obiettivi, quando si è a casa solitari nel mese estivo per eccellenza nella città di Milano. Le strade sono vuote, e il sole vi si impone prepotente. È un pomeriggio di un'estate strana, per ora passata fra casa mia e casa di C., poco lontano: la mia macchina saprebbe percorrere quei 15 minuti di strada da sola, se potesse. Mi viene in mente che da qualche giorno la piccola Tina, la servizievole vettura che mi trasporta dal punto A al punto B, non riconosce lo sganciamento del freno a mano, e quel simpatico punto esclamativo ((!)) resta illuminato, poi si spegne, poi si riaccende, poi si spegne e così via. Ma se penso che sia necessario farlo presente ad un qualche elettromeccanico di fiducia, mi passa la voglia di fare alcunché. Gli amici sono lontani, e la domenica te lo fa pesare: chi fisicamente lontano, chi impegnato sullo stesso territorio con amiche d'oltralpe. Tu sei a casa che non puoi muoverti perché ti fa male il fondoschiena, e senza causa apparente: fai docce di Voltaren Emulgel, speri solo che passi, mentre sul fornello hai cominciato da poco a cucinare per un pranzo tardivo e le sigarette stanno inesorabilmente finendo. In TV uno strano film con Kevin Spacey, che non stai seguendo; peccato, sembra interessante, ha dei risvolti.
Però c'è il profumo del pomodoro che si cuoce. Basterà?

sabato 8 agosto 2009

the panchinist


Il panchinismo non è un movimento, è un modo d'essere e di vivere lo spazio della vita; esso nasce dalla necessità di prendersi il tempo necessario a riflettere sul da farsi e si concretizza quindi come valorizzazione di quegli elementi dell'arredo urbano che più comunemente chiamiamo panchine. Sarebbe facile chiamarlo pigrizia, ma non si può semplicemente categorizzarla come vizio o caratteristica della personalità. Il panchinista ama sfruttare le opportunità dello spazio intorno a sé, godere dell'atmosfera diafana ma piena che aleggia intorno alla panchina, chiudere gli occhi sdraiato sulle dure assi, o i duri marmi, o anche solo sedersi e poggiare la sua spina sul rigido schienale, quando ve ne fosse uno, e stare. Il panchinismo è una filosofia dello stare. Ha a che fare con l'essere hic et nunc come presupposto del futurus. Perché ci vuole un sano riposo delle menti, sempre.

giovedì 6 agosto 2009

iniziare il viaggio

Oggi una delle mie amiche migliori è partita per un viaggio in India, quello che si suol dire un viaggio dell'anima, di quelli che ti cambiano la vita. O non te la cambiano affatto, anche se credo improbabile che un viaggio lasci indifferente, sia un tour nella tua città, o un viaggio intercontinentale. Lei parte, e io sto qui davanti alla TV a vedere per l'ennesima volta Dawson's Creek, che è come un viaggio dell'anima stando fermi. Quando lo seguii un decennio fa, alla prima messa in onda, avevo 16 anni o giù di lì, e da poco ero consapevole di talune diversità del me. I discorsi di Jack McPhee, che per la terza stagione è ancora un personaggio, erano i discorsi che avrei voluto fare a chi di dovere. Riascoltarli ora, a distanza di anni ed esperienza, è di una tenerezza indescrivibile, mi fa rimpiangere quel senso della scoperta, che ora ha lasciato lo spazio alla speranza di non scoprire niente di nuovo, al desiderio di fermare tutto, di avere una stabilità quotidiana.
Ieri la mia amica C., fulcro della mia leva esistenziale, mi ha chiesto quanti partner avessi avuto. Partner sessuali, s'intende. Molti, e per lo più occasionali. Un bilancio che alla prima impressione non è rassicurante.
Ma questa è un'altra storia, su cui faremo il punto più avanti. Forse.

«Ognuno si limita a definire un gay in base alle persone con cui va... Ma non è questo, è più... una sensazione, uno stato d'animo.» (Ethan)