sabato 12 settembre 2009

two of us


Ho sempre in testa di parlare di V., l'altra faccia della medaglia, in un certo senso. Altri quindici anni della mia vita, delle nostre vite. Un giorno nacque il M.A.O., il migliore amico obbligato. Lei lo sa raccontare meglio di me. Poi ci si perse di vista, per diverse scuole, e ci si ritrovò.
Io e V., che strana coppia. Ci completiamo le battute, o quando uno ne dice una, l'altro commenta: "È quello che stavo per dire", e simili. Ho sempre avuto uno strano rapporto con lei, forse non le dico mai "ti voglio bene", forse non siamo persone che amano dirlo, e preferiscono dimostrarlo. Ammetto le mie colpe, spesse volte la mia pigrizia mi ha impedito di farglielo capire, quando vedevo che non era arrivato il messaggio. L'ho ferita, di sicuro, ma il tempo sta leggermente curando, mi sembra. Un'amicizia fatta di momenti, più che di routine. Abbiamo spesso gli stessi gusti, ma io allo Zoe ci vado meno volentieri. Cazzate, alla fine. non è questo che fa l'amicizia. Lo fanno i discorsi e il Machiavelli dalla notte all'alba, o il materasso in cucina una notte di ritorno da lontano, o gli applausi davanti a Dawson's Creek, le paste pappafico, i "Quest'estate voglio abbracciarti di più". L'ho vista cambiare, nell'ultimo anno. Tanto. E in meglio, come è giusto che sia. Ha una maggiore consapevolezza, una maggiore capacità di autocritica, di apertura. È più sicura, anche se resta la mia insicura aggressiva preferita.
E poi, a me, piace quando è brutta.
Io e V., la strana coppia.

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