Mi tengo all'ombra, oggi. Ieri il sole ha brutalmente accarezzato la pelle debole delle mie braccia scoperte, disponibili. A cosa? Non sono io a deciderlo, ormai. Sono qua, usatele. Usatemi. Ho camminato con i piedi nell'acqua di un altro mare, mi sono seduto sulla sabbia di un'altra spiaggia, ho letto mangiando frutta. Ero lì, ero qui. Ho sfruttato il bello, senza goderne. Ballando fino a mattina nell'oscurità di una pista troppo piccola per tutti, per tutto. Ma oggi mi tengo all'ombra. Ho arredato la tana, solo piccole incursioni nel resto della casa per le necessità impellenti. Il piano è chiaro, semplice: non esistere. Negare me stesso agli altri, negare gli altri. Oggi non esiste nulla, non esiste nessuno. Oggi mi cibo di ombra, che il calore di un corpo sovraccarico si disperda. Che si scarichi come gli episodi di una vita fittizia. La mia parte fittizia, oscura. Le luci danneggiano gli occhi. Per troppo tempo ho guardato il sole senza occhiali. Oggi ho deciso. Mi tengo all'ombra.
domenica 25 aprile 2010
venerdì 23 aprile 2010
non c'è drago senza spine
Oggi no. Pensavo di essere sopravvissuto con eleganza al sanvalentino di quest'anno - non faccio un sanvalentino in coppia dal lontano novantasette. Qui sanvalentino è oggi ventitredaprile, solo che si chiama san jordi, che altro non è che il san giorgio che uccise o addomesticò il drago e via dicendo. La tradizione è molto carina, ha mantenuto un che di non-commerciale, non c'entrano cose tipo baciperugina, qui i ragazzi regalano una rosa alle ragazze, e le ragazze ricambiano con un libro. Logicamente i ruoli di genere sono scomparsi, e l'importante rimane che ad una rosa corrisponda un libro. Così la città è disseminata, a distanza non superiori a dieci dei miei passi, di banchetti di rose. E tutti lì a fornirsene, avendo qualcuno a cui regalare. Peggio di sanvalentino, che almeno se giri per strada non ti imbatti in banchetti di baciperugina, e sai che la sera sarà colma di coppiette e sai come evitarli. Complice il fatto che avvenga in primavera piena, o che comunque qui si vive por la calle, moltissimo, sei circondato, senza che tu vada in centro (dove le Ramblas saranno rose e libri a profusione ovunque), anche nel tuo barrio periferico l'amore romantico delle rose trionfa colorando di rosso tutto il colorabile. Bene. Peccato non potersi chiudere in casa. Vi immaginate oggi i venditori di rose ambulanti? Tipo il cavaliere d'oro dei Pesci che lancia la rosa bianca che it si impianta nel petto e diventa rossa del tuo sangue. Poi muori. Io mi faccio una pizza assurda.
giovedì 22 aprile 2010
memento meminisse
«La data sullo schermo del cellulare lo riportò al triste bagaglio delle ricorrenze. Quel giorno, per lui, era come un giorno della memoria, il ricordo di qualcosa che aveva dovuto smettere di fare, il ricordo di una ricorrenza rotta. Era stata una data importante, carica di vicende piacevoli, fino alla rottura della routine. Il male tornava, attraverso quelle cifre riprodotte, a insinuarsi nella sua testa. La memoria del male era peggiore del viverlo in diretta. Come un cielo nuvoloso, sempre.»
martedì 20 aprile 2010
divertirsi con poco

Nel mio Google Reader, che comunque resta una delle invenzioni gugoliane migliori, ci sono tra le iscrizioni dei siti o blog o no-so-che di, diciamo, queer culture. Dal serio al faceto, dalla notizia all'intrattenimento. Insomma, rimanere informati. Eppure... Eppure c'è qualcosa che non va, mi pare che ci sia qualcosa che non funziona, che mi dà fastidio nel sottobosco del cervello. Per esempio quando escono thread del tipo: Uno dei Boyzone nudo nell'ultimo video. A parte il fatto che il più delle volte "nudo" si scopre che corrisponde a "in mutande", e sai che nudità, su venti aggiornamenti quindici sono Il tizio del Grande Fratello in mutande o Le protuberanze del Tal Calciatore. Non so, c'è qualcosa di morboso e di tremendamente effimero in tutto questo, in tutto questo rincorrere... Come se, solo per il fatto di essere gay, dovesse interessarci ogni minuscolo pezzo d'uomo che si intravede in qualche canale della comunicazione, come se fossimo lì a fare continuamente oddio, guarda lì, il tizio di quella cosa sta in mutande - oh, gli si vede il pacco a quel calciatore, che figo - e via dicendo. A me, questo, non so perché, ma dopo un po'...
giovedì 15 aprile 2010
sambàdi tulòv
L'iPod sa essere crudele, alcuni giorni. Don't you want somebody to love? Don't you need somebody to love? Ancora non mi era successo, qua a Barcelona, di sentire la pesantezza della solitudine, di essere harto de estar solito. Insomma, di iniziare un'altra volta quello che altrove ho chiamato mestruo emotivo. Però mi pare diverso. Forse perché mi aspettavo da questo lugar un'atmosfera più libertina, una facilità di contatto, qualcosa di liscio come il mare di questa fresca primavera barcellonese. Sarà stato il bidone stratosferico di ieri sera (il secondo, in realtà), da parte del Cubalibre, e che ormai ha sancito la fine di ogni tentativo di quedar para una cervecilla o yo que sé? O sarà la reazione sconsiderata di un tipo, leggendo un mio status feisbucchiano (maldito!) sul suo muro, uno status che recitava più o meno: oh, ciccio, mi pigli per il culo? vattene affanculo, va! e che era risultato di una broma tra me e un compagno di viaggio, sarà stata la sua reazione, pensando fosse rivolto a lui mismo, esagerata reazione di insultarmi e, qualcuno salvi Il Gallego Furioso, cancellarmi dai suoi contatti, senza accettare alcuna spiegazione e anzi rispondendomi, presumido, "faccio quello che mi gira per i coglioni se ti piace bene se no per me fa lo stesso"? Sarà quelle due volte al Punto, la prima da solo senza che nessuno mi cagasse (non sono bravo a ligar, lo so, e sinceramente me da igual, alla fine), la seconda con un'amica, che si avvicina questo tipo al tavolo e pensavo "evvai, magari", e invece attacca bottone con lei e quanto sei bella e quanto sei e va bene, non fa niente. O forse sarà che da circa poco più di due settimane, tra l'infermità della Semana Santa, il mezzo svenimento alla grigliata di Pasquetta, un malo polvo venerdì e l'attacco di nervi barra ansia con conseguente sabato sera in urgéncia, insomma, e l'orario del tirocinio che mi gioca i pomeriggi e mi rimanda a casa giusto per la prima serata in tv, sarà tutto questo che si trasforma da settimane in impossibilità di vedere los demàs o di farmi realmente vivo, o anche solo recuperare credibilità? Forse sono tutte queste interferenze linguistiche, o la dipendenza dalla manzanilla? Ho delle perdite, questo è sicuro.
You better find somebody to love...
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