La cara amica C., personaggio fra i protagonisti di questa cosa tipo blog, mi dice: "Sì, sempre bello il tuo blog, ma vorrei che parlasse, non so, della città". Un urbanblog, insomma? Va bene, parliamone. In questi giorni, poi, dieci giorni in vero, la presenza di una sua amica francese, la cara e dolce M., con cui abbiamo rispolverato l'alemanno come lingua della comunicazione, mi ha portato ad accompagnare le entrambedue in giro per questa metropoli che, diciamolo, si chiama Milano. È sempre un'esperienza, girare per la propria città. Mi sento un bambino entusiasta quando racconto che la città è fatta a radianti, con due anelli concentrici, e che quindi, in teoria almeno, non ci si può davvero perdere in un dedalo di vie, basta arrivare su una grande strada, e quasi di sicuro si finirà su una direttrice, su un raggio, oppure su un anello. Poi, è tutto girare. Oppure quando si va sui Navigli e anche al 13 di agosto, con i relativi distinguo, c'è gente. Persone. Luci, happy hour e via dicendo. Percorrere oasi ormai conosciute o anche solo godute-per-quello-che-sono da pochi: i parchi. Sempione, i Pubblici di Porta Venezia, quello della Villa Comunale, insomma. Fermarsi a parlarebbere alle Colonne. Percorrere su e giù el Curs, spiegando che è Buenos Aires, più di Vittorio Emanuele, il Corso per antonomasia.
Roba di sospiri. C'è tanto, tanto da fare, da vedere, da vivere. Sospiri.
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