domenica 9 maggio 2010

il porno come prospettiva

Questa domenica di oggi mi sono guardato un film di cui molti hanno parlato: Shortbus, del 2006, scritto e diretto da John Cameron Mitchell. Molti penseranno si tratti di un porno soft. Di porno c'è qualcosa, secondo la definizione accademica di porno, ovvero nel caso in cui si veda tutto quello che c'è da vedere di un amplesso. Ma il porno in questo caso è solo un punto di vista, una prospettiva. Di cosa parla questo film, aldilà della trama? Parla di qualcosa che incontro tutti i giorni: l'incapacità di sentire. Che tu sia depresso, che tu sia anorgasmico, che tu sia un voyeur, che tu sia qualunque tipo di persona creda di essere, il tuo problema è questo: non sento niente. Chi ormai si lascia andare? Chi permette che l'altro entri nella sua pelle completamente, fino in fondo? Chi riesce a lasciarsi amare totalmente, senza provare terrore all'idea di ricambiare, di perdersi nell'altro? Le nostre individuali ricerche dell'amore e del piacere continuano, ma siamo solo divoratori di esperienze che giocano con la vita: siamo terapisti di coppia e quando facciamo l'amore con il nostro compagno non proviamo niente; siamo ex accompagnatori la cui capacità di interpretare l'amore fisico rimane per sempre corrotta; siamo giovani che giocano a fare il dominatore quando quello che vorremmo è solo essere dominati. Il problema è che non riusciamo a sentire niente. Qualcosa ci blocca. Ma cosa? Le risposte sono possibili e tante.

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