domenica 30 maggio 2010

ultimo flamenco a Barcelona

Quedan unos cuartos de horas antes que me vaya, que salga de aqui. Decido escribir el último post en español para que se quede un poco la atmosfera que ha estado acompañandome tres meses. Lo que ha pasado, me lo he pasado bien. La maleta pesa 29,7 kilos, està al punto. Creo que pesaba tan como cuando llegué. No es una despedida de verdad, Barcelona es una ciudad a que se vuelve, nunca se abandona - aunque haya desarrollado una álergia a su aire. Vaya primavera! Esto no es el fin de algo, sino el inicio y ha sido un buen inicio. Comienza otra parte de vida, quien vuelva nunca vuelve, sólo llega mudado. Lo malo del viaje es que el avión no da tiempo para digerir - en una hora y pico ya llegas, te bajas de el y ahí estás, con tu vida interrumpida que empieza otra vez. Viajase en tren, tendría lo necesario para entender lo que pasa. El aire va rapido, la tierra detiene. Arrastrar o volar? 
Así que el tiempo es aire, y el espacio es tierra. Cada uno es un pedazo de tiempo explotado. Nunca se sabe donde vas a ubicarte, tio. Un viaje que te cagas. Hostia. De puta madre. Seguiendo así, sigo andando. Hasta pronto.

giovedì 27 maggio 2010

però senza ali

Il tempo va accartocciandosi intorno al giorno del rientro. Fatte mie le riflessione di arikita sul ritorno e sul suo significato, comincio a pensare a come rimetterò in valigia questi tre mesi. Sono volati, e io mi sono mosso dall'isola della confusione solo circumnavigandola momentaneamente e già ne rivedo il profilo e l'approdo. Spesse volte non cerchiamo un approdo, e ci appare, un po' come qui, nel barrio di Grácia, la Plaça del Sol - non la trovi mai, è lei che si fa trovare. Se vuole, riconosciuti i tuoi sforzi, decide di smettere di muoversi come l'isola di Lost e si fa intravedere tra le viuzze. Giusto ora curo una torta salata per la cena di addio, cucinata con J., l'amica portoghese conosciuta in questi mesi. Una cena di addio tre giorni prima di partire. Domani mi aspetta l'inizio della valigia, sabato sarò fuori tutto il giorno, il tempo va volando, come si dice qui. Che rende meglio dell'italiano "il tempo vola". Ci sono momenti in cui non vuoi ali. 

venerdì 21 maggio 2010

recensioni 2.0 - principio di indeterminazione dell'onda


Loro si chiamano Yeasayer, quelli che dicono sì. Sì all'elettronica nella musica, sì alla mescolanza dei generi. Sì allo sfuggire alle etichette inventandosene delle proprie. Un ascolto piacevole, questo Odd Blood, secondo lavoro del gruppo newyorkese. Wikipedia li presenta come experimental rock band, e non c'è nient'altro da dire, in realtà. Le dieci tracce hanno la potenza della luce e la delicatezza dell'elettrone, invisibile particella-onda, a seconda di come la si guardi. In questo caso, di come la si ascolti. L'onda elettronica degli Yeasayer si propaga per la stanza senza intontirvi con bit demenziali, bensì creando un'atmosfera che ricorda il synth pop dei Friendly Fires (novelli Talking Heads), ma solo come rimembranza occasionale, o i ritmi più forzati (in senso buono) dei Bloc Party di Silent Arm, senza perdersi nel bicchiere d'acqua della stupidità elettrica. A loro piace cantare, e farlo sentire, che si divertono e ci divertono senza scherno. Probabilmente si tratta di un'onda che ci sta travolgendo: consiglio di attenderla ammirandola dallo scoglio più vicino. 


Yeasayer - "Odd Blood" (2010)

giovedì 20 maggio 2010

datti un obiettivo, trovami un aggettivo*

Quando si arriva ad un punto in cui si senta che è necessario, per la salute mentale, incontrare un qualche corpo solido, una qualche concreta agglomerazione di cellule, quello è il punto del non ritorno. Quando questo avviene a pochi giorni dal ritorno a casa, tutto assume il gusto del fallimento. Quando qualcuno ti consiglia pratiche poco ortodosse o che non approvi o alle quali non sei minimamente abituato per conseguire lo scopo, tutto assume l'aria della burla universale. Diviene allora chiaro che l'unico modo di uscirne è il cioccolato, in diverse forme, e bibite di dubbio gusto folklorico come il tinto de verano. Al gusto limone, per favore. 

*Estopa, Vino Tinto

giovedì 13 maggio 2010

abominio

Se dovessi incominciare a scrivere la mia memoria urbana di Barcellona, inizierei dicendo che qui c'è una piazza che si chiama Piazza delle Glorie Catalane.

Come se a Milano ci fosse una Piazza delle Glorie Lombarde o delle Glorie Padane.

Abominevole.

martedì 11 maggio 2010

recensioni 2.0 - le campane rotte

Tutti sappiamo che le campane, quando sono rotte, non suonano bene. Eppure, questi Broken Bells, duo di artisti formato da un produttore e un cantante, aldilà dell'appellativo che si sono scelti, sanno suonare. O meglio, niente di speciale, si tratta di atmosfera. Ascoltando l'intero album di botto, senza interruzioni, magari facendo sfumare i brani uno dietro l'altro, si ha la sensazione come di uno scampanellio continuo, conciliante, che percorre il corpo e lo riporta ad uno stato di quiete. Questa è la sensazione di fondo, accompagnata da stridenti elettroniche saggiamente studiate. Come se le campane rotte fossero in grado di riconciliarci con ciò che c'è intorno a noi, senza negarne le stridenti contraddizioni. Una piacevole scoperta.

Broken Bells - "Broken Bells" (2010)


lunedì 10 maggio 2010

non proprio lineare

Se R è la relazione, i l'identità, s lo scambio (reciprocità) e f la fiducia, una relazione è

R = f (i, r, f) = f(i) g(r) h(f)

Non è facile stabilire le relazioni interne a questa funzione. Però possiamo pensare che ciascuna variabile sia, per l'appunto, una variabile, così che

se l'identità è un processo, che parte da un nucleo costante k che interagisce con l'esterno (i - k), ma non in maniera lineare, quindi abbiamo che

i = k (i - k)^n

la fiducia è un'aspettativa di reciprocità, per questo è definibile in termini di probabilità, quindi

f = p (s), da cui s = p (1 - f)

manca da definire la reciprocità, che ha a che fare con lo scambio, e quindi con lo stock di identità e fiducia che ciascuno è disposto a dare,

s = (i)(f) = [k(i-k)^n] [p(1-f)] = p (1-f) k (i - k)^n

Da cui

R = k . f(1-k)^n . k . g[p(1-f)(i-k)^n] . k . h[p(1-f)(i-k)^n]

ma f(1-k)^n è una costante, quindi

R = K . t[p(1-f)]

e essendo p(1-f) la reciprocità, è chiaro come la relazione R si basi su questo principio, e come questo dipenda dalla fiducia (aspettative) e dall'identità dei protagonisti.

Aldilà degli errori che, matematici o meno, dobbiamo commettere.