lunedì 11 gennaio 2010

you don't know love like you used to*

Certo che è da idioti stare qui, dopo aver inviato il terzo elaborato finale della mia vita, a farsi sommergere da pensieri di telefoni che non squillano. Perché lo sto facendo? Perché io... vorrei... che... mi... chiamasse... ? Vorrei che quel telefono squillasse, che mi dicesse che vuole vedermi, che vuole vederci, che ci vediamo al solito posto.
Mi vergogno di pensarlo. Mi dico: chiamo io, in questi giorni. Ma poi, come posso chiamarlo? Come posso chiamarlo sapendo quello che ha detto alle due cagnettine custodi? Sapendo che voleva parlarmi ma poi non lo ha fatto? Non voglio che veda il mio nome sul cellulare e dica "oddio, ancora lui". Io il coraggio di chiudere non l'ho avuto allora, e non... vorrò... averlo adesso, né in futuro.
Cerco il dolore? O è solo un pensiero che ha trovato spazio in una sera solitaria?
Chi non risica non rosica, dice la Pasionaria, e piuttosto che rosicare da solo alza quel telefono.
Non lo so, non lo so.

*You don't know love, 'In this light and on this evening', Editors, 2009

domenica 3 gennaio 2010

guida 2010 a me medesimo

Come ricordava poco fa V., il duemilennove si era aperto all'insegna dell'Ecchissenefrega? e in effetti è stato l'anno dell'ecchissenefrega - un atteggiamento verso il mondo, un ritorno a criteri personali di rilevanza, di priorità, un cammino a ritroso per proseguire con se stessi. Bene. Fatto. Interiorizzato, fatto nostro, fatto mio. Ora ho deciso, stasera, poco fa, cosa sarà il duemileddieci: l'anno della Cattiveria, del non farne passare una, l'anno in cui mi metterò in mezzo alle cose e alle persone, l'anno in cui romperò i coglioni, l'anno in cui falcerò le gambe, l'anno in cui me la prenderò sul personale, perché ho lasciato troppe volte che le cose mi scivolassero di lato, ma ora che la scorza è dura, e non c'è accenno da parte esterna alla volontà di ammorbidirla, è ora che il mondo si scontri con me, fino a prova contraria questo è l'anno della mia cattiveria. Stica.

lunedì 28 dicembre 2009

allora, io vado

Sì, è un po' che non scrivo. Forse non molto, ma mi sembra che siano secoli che non ho più alcuna voglia di dire le cose successe, perché quello che è successo... Quello che è successo... Io non so dirlo più, forse non ho mai saputo dirlo o ho sempre sbagliato nel dirlo. Forse dovrei parlare più a fondo di come è successo quello che è successo o non successo con Mr. Politically Correct. Forse mi servirebbe per distaccarmene ancora un po', tipo la terapia della parola che vado propugnando da anni: oggettivare i problemi per renderli cose che poi, in quanto oggetti, possano essere riposti in uno scaffale della piccola anima (immortale). So solo che... Uffi. Non mi viene nient'altro da dire, o forse sì, ma volevo cominciare così, con l'espressione della sensazione finale. La delusione, ma non per aspettative non verificatesi, quanto per emozioni del tipo: "Ancora?". L'ultimo sabato a Masteria è stato il sabato della verità non detta, della verità volutamente taciuta. Niente di sfuggito, solo evitato. Borgonauta che dice chiaramente al Mr. che lui con me non è stato abbastanza chiaro e che non crede a questo genere di amicizie. Lui che ci resta. Lui che di nuovo si accolla al gruppo per la serata, visibilmente inadeguato, taciturno, non più lui. La nostra interazione a zero. Io faccio egregiamente finta di non sapere. Lui che va da Lubi e Borgonauta cercando una sua apologia, una sua discolpa, un "Non sono lo stronzo approfittatore che credete", e loro che gli spiegano per filo e per segno com'è andata la storia, l'ambiguità, la sua natura di etero omoconciliante, l'atteggiamento troppo ravvicinato che male concorda con il rifiuto iniziale dei miei interessi e delle mie intenzioni, lui che cerca di svicolare e che alla fine, alla fine di tutto, dice soltanto: "Ma io ho un sacco di amici così". Ecco fatto, lui ha un sacco di amici "così", quindi è un brav'uomo, un figliol prodigo. "Allora gli riparlerò", afferma alle mie due protettrici, ma poi c'è solo un "Allora io vado". Il resto è qui

J. Fussli, "Il silenzio"

mercoledì 9 dicembre 2009

tutto a nudo

Come dice Lubi, se la mia dichiarazione d'intenti e interessi ti fosse risultata cosa sgradevole, non mi avresti cercato; nel caso mi avessi cercato, come poi è successo, avresti comunque, per una atavica reazione, mantenuto certe distanze, certe prossemiche diverse da zero. Siccome non lo hai fatto, io sono libero di pensare quello che mi pare. Posso fare, quindi, delle ipotesi.
La prima è che tu sia interessato a qualcosa di me, ma sia soltanto un po' difficile da combinare. La seconda è che tu voglia dimostrare a me o al mondo quanto sai essere politically correct. La terza è che tu sia un emerito stronzo.
Ora, io sono una persona che si ama abbastanza. Essendo una persona che si ama abbastanza, ho come obiettivo quello di stare bene, e se possibile sempre meglio. Io penso o so che stare con te come vorrei stare con te mi farebbe stare bene o meglio. Quindi, considerando che il modo in cui tu interagisci con me non mi fa stare meglio, per via di tutta questa indeterminatezza, rimane solo da dire che se vuoi dimostrare a qualcuno o a te stesso la tua moderna duttilità, io non me ne faccio niente della tua gender sensibility; se sei uno stronzo, puoi dimostrarmelo ora. Se sei solo confuso, «le tue paure addormentale con me».

Immagine: Paolo Fresu, Il re nudo

martedì 8 dicembre 2009

my name is bondo, vaga bondo

Giri, giri, giri, periodo di giri. Non so nemmeno più dove sono stato tra giovedì scorso e oggi. Ma so che sono successe un sacco di cose. Con ordine, nel disordine.
Venerdì mattina mi sveglio nel Fottòn di Viuccia e fuori Conciliopoli è innevata. Paura e delirio a Las Tegas. Si parte comunque per Masteria (pron. mastìria), in compagnia della Borgonauta, e si parte con uno zaino assai colmo di cose: il preventivo situazionistico dei giorni a venire prevede infatti la serata in the Hostel, e la sera dopo niente di meno che un aperitivo gay ursino in un posto lontano ma accollabile con tanto di titolone "golOrsi". Sabato sera quindi non si sapeva bene dove il me che sono avrebbe dormito, o se avrebbe dormito, considerato che... Ma non anticipiamo.
La serata della febbre va bene, con Lubi che si ferma con me a Masteria contribuendo anche alla scelta di nuove scarpe per l'inverno: I put some new shoes on and everything's alright! Per le diecemmezza comunque andiamo via da questa Bearlin improvvisata, il risultato è per ora soddisfacente: mi son fatto vedere, ho conosciuto gli organizzatori, alla prossima. Tornati in the Hostel c'è il solito Filottete ad attendermi e contento di dividere delle luppolate, ma incontriamo una losca coppia padreffiglio partenopea: il piccolo si ferma con noi, io e Filottete ingaggiamo una gag di svelamento degli orientamenti e il piccolo Ciro non si scandalizza. Secondo me era voglioso, ai suoi 22, forse gli ho regalato una sega.
Si va a letto, cioè vado a letto, per poco, dalle 2 alle... non lo so, alle 6.49 mi attende un treno per AncoraPiùANord, per l'ennesimo lavoro sovrapponibile. A Masteria, essendo domenica mattina, alle 6 non circola nulla. Vagando, incontro un Bearitono alla fermata dell'autobus che non c'è. Mi approccia simpatico, e andiamo per quella mezz'ora da lì alla stazione, chiacchierando con i prevedibili limiti di una chiacchierata alle 6 del mattino di un giorno freddo e umido a dicembre nella bassa veneta. Lui è del suddammerica, e mi ricorda quel personaggio di Doson's Cric che incontra Gek sul bus e gli fa: "Oh, cos'è, mi hai trovato col tuo radar?". Infatti, pochi minuti dopo, sullo stesso treno verso una città sulla traiettoria medesima e comune, mi dice: io ho vissuto a Berlino con il mio compagno, ci siamo sposati quest'anno. Carini, carini, carini. Commozione e mestruo emotivo. Ci scambiamo le email, il mio viaggio finisce qui. Ora c'è solo la solitudine da lì alla meta, il freddo che entra nelle ossa per il poco sonno consumato, i crampi allo stomaco e le vesciche per le scarpe nuove. Alle 9.30, non so come ma sono a Pseudocrucconia, pronto per lavorare. La sera mi addormento a casa della Valchiria, poi usciamo e io mi sento la febbre, ho i brividi e andiamo a vedere Almodovar al cinema. Io tremo, sono a digiuno, ho sonno e vorrei una tachipirina. E invece a casa, è mezzanotte e mi cucina dei tortellini.
La mattina dopo è già quella di ieri, sono in forze, ho un paio di guanti nuovi, e tanta voglia di fare. Soprattutto, mi alzo con la voglia di andarmene da tutto questo.
Sono un vagabondo, appena posso. E ho potuto.

mercoledì 2 dicembre 2009

i fantasmi

Io mi diverto a chiacchierare virtualmente, anche solo per cazzeggio. Anzi, il più delle volte è per cazzeggio, al massimo scremo a monte (courtesy of AdP) scrivendo nella frase di accompagnamento al mio nick: "chi si fa due chiacchiere?" I risultati tendono a 0, ma almeno a 0+.
Mi diverto a volte anche a passare il tempo provocando i bassi istinti. Va da sé che questa strategia produce maggiori possibilità di interloquire. L'ultima volta ho colto io la provocazione di un uomo maturo che voleva divertirsi in cam. Premesso che se lo facessi, lo farei solo per tenere vivo qualcosa di distante, abbiamo iniziato a chattare. Bene, scambio contatto messengeristico e via di dialogo. Il dialogo è carino, e devo ammettere anche intrigante. Si pensa di incontrarsi per un caffé, fare due chiacchiere, perché no?
Finché ieri... "Allora a Trento hai un sacco di amiche, vero?" E ancor prima della mia risposta dice "***, ad esempio, o sbaglio?" E il nome era giusto. Al che io chiedo: "Ma ci conosciamo?".

"Sì, caro."

Da quel momento la nostra interazione si è gelata. Non riesco a ricordare nessuno che si chiami in quel modo che abiti in quel posto che abbia quell'età. E che possa conoscere i miei amici. Continuo a chiedere, continuo a non ricevere nessuna segnalazione. Solo dei laconici "Okk", con due cappa.

I fantasmi, allora, esistono.

tatì

Il peramale è un cocktail tatiano senza storia, un miscuglio di vodke lisce e fruttate e succhi di frutta che ti arriva a fine serata, e ti stordisce, ma non ti impedisce di scrivere un post sul tuo blog in prima persona, dopo che hai passato il dopocena di una cena a base di pizze fatte in casa con una combricola che speri diventi abitudinaria fatta di tre come te e una siddetta frociara. Passata in un posto dove l'unica attrattiva, per altro meritevole, è il cavalier servente bassetto ma con un'aria da sbadabam-pem-pem, che una notte ce la passeresti volentieri, anche solo una volta, soprattutto se giri senza mutande perché ne hai poche pulite in valigia e aspetti che quelle lavate a scrocco dall'amica si asciughino, in questo periodo che le tue All Star di pelle nera puzzano come non mai, e forse è ora di comprarsi delle vere scarpe che facciano fronte all'inverno valligiano e dovresti pure tagliarti i capelli ma non sai come, perché hai paura di apparire più brutto di quanto non pensi già di essere, e scrivi tutto questo in un blog con la testa che ti gira e lo schermo che sfarfalla.