Alla fine mi sono concesso di ascoltare Born To Die di Lana Del Rey e devo dire che, sì, mi piace. Un piacere che non è amaro solo se si sa una cosa: il problema di Lana Del Rey è che prima è arrivato tutto il discorso su di lei, poi la sua musica. Pane per i denti di quel brutto giornalismo musicale che abbraccia l'approccio mai contenti, demolire almeno il 70% dell'artista, o l'altro metodo dell'osanna. In ogni caso, ne esce fuori la definizione di Lana Del Rey come hype - che poi, me la spiegate? Qualcuno ha provato a sintetizzare: ne parlano tutti, tutti ne parlano, troppo sulla bocca di tutti. Come se la notorietà non fosse un obiettivo per un artista. Ho letto su di lei, ho sentito voci, ho registrato giudizi e l'unica cosa che posso dire è che non me ne frega assolutamente niente. Come in ogni album, ci sono alti e bassi, qualcosa che potrebbe definirsi spaziare, sfuggire all'etichettamento facile. La sensazione è che la signorina Lizzy Grant si diverta un mondo a canticchiare i propri punti di vista sulle cose o su come dovrebbero essere vissute le esperienze. Così noi vorremmo fare l'amore sulle note di Blue Jeans, sperando che lui torni, o conoscere questa fantomatica Carmen che piace a tutti. Così come siamo consapevoli di essere tutti Born To Die, ma nel frattempo possiamo chiudere gli occhi e vedere quel Dark Paradise che aldilà dell'oscurità io vedo ben coreografabile da Lady Gaga. Solo per citare qualche brano di questo album che viaggia nello spazio dell'educazione musicale: Lana ha sicuramente ascoltato un sacco di PJ Harvey e Tori Amos (i primi due nomi che mi sono venuti in mente), ne ha mutuato gli stessi goticismi pop, l'uso della voce come nota dissonante; è amica di Florence Welch o perlomeno la stima; ha girato per locali mangiando club sandwich e bevendo Bloody Mary, forse con Lili Allen o Bat For Lashes. Cos'altro potete volere? Ascoltatevi i bridge, i cambi di registro, la sperimentazione silenziosa del già sentito ma mai troppo, e lasciate che sia lei a parlare e non tutto quell'entourage indiesnob che prima o poi dirà: io l'ascoltavo già nell'82, quando non era ancora nata.
Ok, l'hype è brutto e la notorietà serve. Per questo siamo qui a parlarne. Io ne avrei anche fatto a meno: sarà che si finisce per arrivare al personalissimo mi piace/non mi piace, e nulla di più. A me lei non piace, e tutte le cose (giuste) a cui l'hai accomunata me lo dimostrano: ho PJ, ho Tori, ho Florence, ho Lily, Bat & tutte le altre amiche. Certo, ognuna porta con sè una sfumatura in più, e ascolteremo "Blue Jeans" - non lo metto in dubbio - come un'altra canzoncina piacevole che accompagna le nostre giornate. E non c'è nulla di male in ciò. Ma di più, a Lana, io non chiedo. Non è il disco dell'anno, per me. Senza snobismi o critiche azzardate :)
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