La comunità bear, all'interno del mondo gay, è sempre stato il rifugio di chi, non aderendo al canone della macchietta dell'omosessuale maschio, orientato al modello femmineo del magrodefinitoglabropassivo, si riconosceva in un ideale di comportamento in cui la mascolinità - nei suoi tratti socialmente e culturalmente delineati - non veniva negata, bensì messa al primo posto rispetto all'orientamento sessuale, che diveniva così una semplice espressione del desiderio. In particolare, nella comunità ursina il predominio della definizione era fisico e in contrasto con gli stereotipo della bellezza omosessuale: corporatura robusta se non morbida o addirittura sovrappeso; pelo sapientemente antiestetico secondo il canone, compreso quello (strano dirlo adesso) sulla faccia: barba, baffo. In generale un ideale di morbidezza e rilassatezza fisica in contrasto con il rigore dei definiti modelli efebici. Un uomo assolutamente normale, quasi anonimo, e come tale vario. Bearwww.com, uno dei principali luoghi di incontro virtuale per la bear community, offre una descrizione delle diverse tipologie di ursini, anche se su Wikipedia ce n'è una più esauriente. Sovrapponiamole
Cub/Cucciolo: orso giovane o dall'aspetto giovanile, (non sempre) meno corpulento di un orso;
Chubby/Orsone: uomo grosso non molto peloso, semplificando "ciccione";
Daddy(bear): orso maturo dall'aspetto rassicurante e paterno, in particolare silver daddy se ha il pelo grigio;
Chaser/Cacciatore: uomo non definibile come orso, ma attratto dalle quattro categorie precedenti, spesso sovrapponibile all'admirer, uomo (grosso o magro) cui piacciono gli uomini pelosi, e all'otter/lontra, uomo molto peloso, in genere con barba e pizzetto, solitamente non sovrappeso.
È indubbio che una tale organizzazione per categorie sia il risultato di un tentativo subculturale di diffondere in ampi strati della popolazione gay di un ideale di bellezza vicino all'uomo della strada, lontano dalla passerella dello stereotipo.
Nata negli anni '80, la cultura ursina si è quindi diffusa velocemente, dapprima negli Stati Uniti, un decennio dopo dalle nostre parti.
Ma come tutto quello che prende piede, presto fa moda. Su tutti i visi appaiono perfette sculture di pelo, il capello corto la fa da padrone. Soprattutto, le caratteristiche fisiche si declinano per età. La vecchia guardia mantiene la posizione bear, chubby, daddy, portando con disinvoltura una forma fisica già sedimentata nel tempo; la nuova generazione fa propri alcuni dettami dell'accettazione sociale, orientandosi al modello del musclebear e dando vita a quello che potrei chiamare musclecub; e se l'orso fa tendenza, tutti sono lontre che cacciano gli orsi che ammirano.
Quello che era la ricchezza della comunità ursina: la varietà e l'accoglienza di ogni negazione del magro depilato muscoloso; la lotta per la morbidezza contro la dura dogmatica dell'estetica contemporanea; tutto questo si appiattisce così su tre, se non addirittura due grandi classi: grassi e magri, accomunati solo dall'amore per la genuinità del pelo.
Forse il processo naturale di assimilazione di un prodotto culturale: la sua scomparsa, la sua dissoluzione.
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