sociologia dell'ombrellone
Il copione è sempre quello, è uno script. Scendi in spiaggia, dopo 11 mesi di urbanità pura, la quale ti appartiene come ti appartengono le cose che ti caratterizzano, e ti rivolgono la stessa, notevole, affermazione barra esclamazione: Sei bianchissimo! Grazie, non lo avevo notato, o nemmeno immaginato. Un'affermazione che racchiude un giudizio sul valore dell'abbronzatura, e sul legame indissolubile fra vacanza e cambiamento della propria pigmentazione. Non sia mai che uno vada al mare e torni com'era prima. Non rientra nelle regole del saper vivere. Ovvero, se non ti abbronzi, sei uno sfigato. Se ti scotti al sole, oltre ad essere sfigato, sei pure tonto. Non c'è protezione, o intenzione dichiarata di proteggersi che tenga, tutti sanno cosa è meglio per te, bianco urbano che tu, la vita di qua, te la sogni. Tutto ciò mi ricorda un lieto esame di sociologia del turismo che ripercorreva la storia del mutamento del concetto di tempo libero, dal puro tempo del non-lavoro al tempo della vacanza. E mi ricordo che una volta avere la pelle abbronzata era qualcosa che ti faceva facilmente additare come villano, quello che si abbronza perché lavora i campi sotto il sole cocente. L'urbano si manteneva al riparo da siffatto oltraggio attraverso graziosi ombrellini di pizzo e le fronde degli alberi nei parchi cittadini. Poi il sole iniziò a fare bene, e il colore poté significare salute. In seguito l'abbronzatura divenne il marchio stagionale distintivo della borghesia che poteva permettersi di andare a prendere il sole un tot all'anno, in residenze estive in località di mare e, perché no?, di montagna. Cambiare aria un po' di tempo durante l'anno divenne un attributo di status. Del villano conserviamo pochi reperti, spesso conosciuti come tipi da spiaggia, ma questa è un'altra storia. Così, accanto al ma sei bianchissimo, troviamo spesso, al ritorno dal periodo di natazione, il ma sei andato in spiaggia? Non ti sei abbronzato per niente. Questo presuppone che tutti gli individui del mondo possano abbronzarsi solo stando spaparanzati alla luce del giorno. O che lo desiderino. Per non parlare, in mezzo al periodo, di richieste di informazioni del tipo: ma stai andando in spiaggia? Quasi a controllare che il modello di vacanza sia rispettato. Non è contemplato che qualcuno si rechi, nello specifico, in una località di mare, e se ne voglia, che ne so, stare a casa a leggere o a scrivere, o a non fare nient'altro che rilassarsi come meglio preferisce. No. La forza del modello di comportamento sovrasta le preferenze individuali. Sei qui e non vai nemmeno in spiaggia, ti incalzano. A questo punto facevi prima a non venire. O tutto o niente. Sei bianchissimo. E?
della serie, cmq la giri ci sarà sempre qualcuno che avrà qsa da ridire... ahi, quanta gente dà fiato ai denti inutilmente.......
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