È stato più un rituale simbolico di riconferma del legame comunitario, che una vera e propria volontà di agire in questo modo, però il risultato è che ho visto Sex and the City 2.
Recensione in sintesi: no no no. Un po' più discorsivo: a me stavano più simpatiche quando scintillavano meno. Nemmeno a parlare della serie, in cui quattro ragazze in fondo rispettabilmente sfigate, seppure intrallazzate con l'upper class world newyorkese, se la vedevano con la sopravvivenza nella giungla metropolitana, chi single, chi con una vocazione familiare o lavorativa, chi un po' zoccola ma simpatica. Poi è arrivato il film in cui, va bene, una di loro, ovvero la donna che rappresentava la singleness di fondo, cambia status e si sposa. Ci sta, ha a che fare con la vita, lei evolve e via dicendo tutte le altre, la carriera, la famiglia e insomma sono tutte un po' meno sfigate, ma ancora ci stanno simpatiche, conservano un nonsoché da donna della strada. Ora tutto incomincia con un matrimonio, quello dell'amico gay di lei con l'amico gay dell'altra: una pacchianata colossale, con tanto di Liza Minnelli che si improvvisa Beyoncé in una skatch che di friendly non ha nulla, nemmeno il glitter - che tra l'altro invade ogni cosa dall'inizio alla fine. Passa il matrimonio, che logicamente mette tutte le relazioni un po' sotto i riflettori, vuoi per il confronto o vuoi perché queste signorine un po' si annoiano a essere tanto glam senza poter essere più quelle divertenti incapaci della vita come le avevamo conosciute. E niente, Charlotte è in crisi perché - oibò - due figlie e - ma dai? - che difficile essere madre. La Samantha è stata resa una volgare donnona in menopausa, che chissà perché basta che guarda uno, e guarda caso è uno stragnocco, e cinque minuti dopo se lo sta bombando con massimo gaudio. E via così per tutto il film, con i soliti bellissimi corpi (e nient'altro), riprese di culi e addominali che ci puoi friggere un uovo e fai una cialda, e robe così tutte per lei la bionda. Logicamente la fa da padrona la scrittrice che va in paranoja per ogni piccola cosa fuori posto nella sua idea di come debba essere stare sposata con (il maledetto da me sempre odiato) Mr Big: e se lui ordina la cena a domicilio, che vecchia coppietta sposata, e se lui guarda la tv sul divano, che vecchia coppietta sposata, e non usciamo mai, e via dicendo fino a Ci serve lo scintillio. Al che lui gli risponderebbe volentieri: scintillami sto... E io sono d'accordo. Poi vanno ad Abu Dabi, e sono inopportune come può esserlo il glitter everywhere. Io non riesco a trovare nessun significato recondito, nessuna analisi, nessun messaggio nella storia di quattro donnine della classe medio alta che sembrano vuote come un armadio ikea da montare, e che se non parlano di fashion parlano di cazzi o di crisi con i rispettivi mariti e o compagni. E basta. Accozzaglie scintillanti su questi canali.
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