Non sono collocabile. Ho un curriculum che non ha alcun interesse. Mi chiedo come sia possibile, dopo tutti gli invii, i contatti, le ricerche, che qualcuno non abbia visto il mio listino e abbia anche solo pensato: «Toh, ma sai che ci serve proprio uno che abbia studiato questo, e che abbia fatto questo?». Così mi ritrovo a pensare di tornare al duemileddue, all'uscita dall'orale di maturità, e decidere altro, un altro cammino, qualcosa che col tempo non si rivelasse la via più difficile, qualcosa che segua i gusti e le sovrastrutture di questo mondo di ingegneri che fanno i sociologi dell'ambiente, di avvocati che fanno i sociologi della devianza, di medici che fanno i sociologi della salute, di economisti che fanno i sociologi del lavoro e via dicendo. Che poi, non c'è reciprocità: il sociologo non può fare l'ingegnere o l'architetto, il medico o l'avvocato. Viene da dire: mi rubano il lavoro. Vorrei lavorare in qualcosa che abbia a che fare con quello per cui mi sono martirizzato su righe e righe di pagine e pagine in libri su libri. Non voglio che qualcuno mi dia l'elemosina di un lavoro da commesso - non ho forse il diritto di pretendere? Credo di sì. Ma ho scelto, quell'anno lontano, di essere un professionista la cui professionalità non è riconosciuta, a meno che sia anche un po' conosciuta. O meglio, è riconosciuta solo se si mantiene all'interno di un rispettoso ambito universitario, ossia se regala altri anni della propria giovane vita ad un ciclo di dottorato, tanto per dire. Ma la libertà è anche quella di scegliere di non darsi più allo studio. Ho una laurea specialistica, un master, delle esperienze (formative, quasi lavorative), tutte cose che possono essere valutate. Come mi dovrei comportare di fronte ad un selezionatore di lavoro di agenzia di somministrazione che mi chiede se, nel caso, sarei disponibile per lavoretti saltuari in qualche negozio come addetto alle vendite? Perché sai, attualmente non ci sono offerte. In che campi vorresti lavorare? La progettazione, l'organizzazione, la valutazione, cose che fanno i sociologi. Mi viene detto di provare a contattare le ONLUS, sai mai. Che l'unica cosa è stare tutto il giorno a cercare offerte, contattare, mandare curricula. Grazie. Il lavoro di cercare lavoro vale come stage nell'ambito risorse umane? In quel caso, saremmo una generazione con molta esperienza. I cinque minuti più inutili della mia vita.
Immagino che Renato Curcio abbia fatto queste stesse considerazioni, poco prima di fondare le Brigate Rosse. Quelle che ancora non erano infiltrate dai servizi segreti deviati, naturalmente.
RispondiEliminaAh, mi dai del brigatista? Certo ho un pizzico di rivoluzionario nel mio animo, ma è una cosa che va di pari passo con l'essere ciò che mi sono fatto. E comunque, niente azioni fisiche: una rivoluzione del pensiero. Ecco.
RispondiEliminaUno. Quella manco sapeva cosa fa un sociologo.
RispondiEliminaDue. Le agenzie di lavoro sono nate per lavori di basso calibro dove c'era difficoltà di collocamento. Oggi è il contrario, ma il mercato non si è adeguato.
Tre. Bisogna creare nuove tipologie di lavoro. Il sociologo non lo puoi fare. Il giornalista musicale non esiste, nè la promozione discografica "ti do il disco me lo passi la gente lo compra". Tutto in definire. La promozione di fa su twitter. L'idea del twitterfunebre del tizio di Gravity era grandissima, la dice lunga su come siamo messi.