martedì 19 gennaio 2010

riflessioni a freddo

Ho da poco finito di guardare una puntata del Grande Fardello. Al momento delle nomination, una nomina uno e come motivazione dice qualcosa che è più o meno: «Lo nomino perché è freddo». Perché essere freddi è a priori un difetto? Non può essere semplicemente un modo di essere, una qualità di una persona? Perché è un destino di cattiveria e malvagità, di solitudine? Io sono una persona per lo più (e per i più) fredda in moltissimi momenti delle mie interazioni. Il calore è qualcosa che si costruisce, e comunque non è un valore di per sé. Due persone fredde possono interagire in maniera calorosa, ma non è che debbano farlo, perché altrimenti l'interazione è meno preziosa. Perché il calore è bene e il freddo è cattivo? Spesso alla freddezza è associato il calcolo, al calcolo è associato l'eccesso di razionalità, e la razionalità è sinonimo di opportunismo, di utilitarismo bieco. Ma il freddo non è assenza di sentimenti, è solo un modo diverso di rapportare i propri sentimenti con il mondo. Colpa del Romanticismo che ha esaltato l'irrazionale dopo l'esaltazione illuministica della Ragione? Il complesso non è il caotico, è solo il complesso. La complessità che è ormai paradigma delle cose ha in sé una linearità, da cogliere. Ha più linearità. Ed è una complessità che non è sinonimo di movimento e allora calore. Anzi, quanto di tutto quello che si muove nella complessità dei moti browniani, ci dà l'idea di qualcosa di caldo, ossia, nell'ideologia comune, di umano? Tutti odiano l'inverno perché è freddo, amano l'estate perché è calda. Però il gelato lo mangiano anche a gennaio. Cattivo, gelato, cattivo!
Cose da non blog, ma le scrivo qui.

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