e pensare che un anno fa stavo per cominciare a cercare casa con l'amica A. Ora l'amica A. andrà a vivere con il suo ragazzo e ha già iniziato il transfert di sé all'Altrove. E conoscevo chi mi avrebbe detto, di lì a pochi giorni, il ti amo più breve della storia del Romanticismo, consumato in poche giornate preprimaverili. Così iniziava forse la vita dell'adulto, pregustando lo scenario possibile di un futuro che già non mi somiglia più. Come mi hanno sussurrato all'orecchio stamattina: «Io che credevo di trovarmi nella giusta direzione, racchiudo tutte le patologie di una generazione». Forse non siamo soltanto la generazione del crollo dei muri, siamo anche la generazione della fine del mondo da un momento all'altro. Si facevano progetti, dodici mesi fa, si creavano mondi che nemmeno la macchina infernale di Fringe. Ciascun mondo destinato alla sua data maya. Che senso ha la battaglia? E comunque posi l'ascia a primavera.
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