sabato 19 febbraio 2011

bumper in

Si sa, da dicembre ho un lavoro. È un lavoro a tutti gli effetti. Sono solo poco meno di tre mesi, eppure mi sembra di essere lì da almeno un anno: questione di intensità. Sono ancora iscritto a diverse newsletter di annunci di lavoro, in particolare ricevo le opportunità legate al mio titolo di studio (poco prima dell'incarico avevo scoperto una risorsa mirata). Non mi disiscrivo perché sono pigro e poi e poi... sai mai. C'è da premettere che il mio lavoro attuale non ha nulla a che fare con la parte formale del mio curriculum vitae (la formazione accademica, la formazione complementare e via dicendo), sui cui ho sempre puntato per trovare la mia collocazione; ha a che vedere con le competenze trasversali e con tutto quello che sono a latere: lo scrittore, il blogger, il parolaio, il nerd, il malato di televisione, lo spettatore in streaming, l'orso che è troppo pigro per serbare rancore e odiare qualcuno. Insomma, sono lì perché ho (dicono) una certa cultura e ho un'attitudine al lavoro di un certo tipo: cose applicabili a qualsiasi attività. E ricevo, andando avanti nelle opere e nei giorni, più valutazioni positive, più considerazioni positive, da entrambe le parti, nel giro di un mese il mio compenso è salito con tanto di scuse per la pochezza e promesse di aumenti ulteriori; la difficile persone cui ho il compito di referire riguardo ai suoi prodotti (cliente, committente, come volete) tesse le mie lodi a piè sospinto, appena ne ha l'occasione (mi riservo il beneficio del dubbio sulla paraculabilità del tutto, ma intanto me le prendo, 'ste lodi, no?). Mi si dice: «Fosse per me, tu potresti anche rimanere lì per dieci anni. E poi, un giorno, io vorrei che ci fossi anche tu nei titoli di coda.» Scioccante, non tanto la seconda parte, quanto la prima, perché vuol dire «pensare al futuro, almeno a un futuro possibile.» Questo futuro che per noi, generazione senza vento, è qualcosa di spaventoso nel campo semantico dell'ignoranza e della sconoscenza. Fa paura pensare a me lì per un tempo che appare indeterminato perché indeterminabile. Ma il problema sorgerà (o è già sorto?) quando, forte delle mie caratteristiche personali e competenze trasversali e oblique, il confronto sarà fra un lavoro che faccio e mi piace molto e un lavoro che potrei voler fare e che so che mi piacerebbe. Come essere un editor e un sociologo? Fra qualche ora vedremo di provarci fondando un'associazione. Bumper out.  

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