Questo caso umano può essere considerato un'evoluzione pokemon del Chatter. Si tratta de L'Inconcludente. A differenza del Chatter, questi acquisisce la capacità di non abbandonare la chat privata quando capisce che non porterà a compimento la propria mission, e di tenervi lì per mezzore facendovi presagire che la cosa finirà nel migliore dei modi nei mondi possibili. In particolare, il discorso è segnato da ripetuti silenzi, il più delle volte mancate risposte a vostri quesiti che hanno come obiettivo quello di rimorchiarlo, interrotti improvvisamente nel momento in cui state per assumere il ruolo di Chatter per troncare la discussione; questo porta a continuare fin quando non avrete esaurito le strategie per quagliare. A quel punto, il vostro lampante calo di interesse lo porterà a considerarvi degni di un bell'abbandono con conseguente sensazione che la colpa sia vostra. Unico rimedio per evitare di incontrare L'Inconcludente è tenere aperte diverse finestre di dialogo: se veramente interessato, la sua lampeggerà e voi potrete dedicarvi a lui, ma non regalategli niente della vostra attenzione e del vostro tempo, di cui si ciba e che sputa quando è sazio.
martedì 30 agosto 2011
mercoledì 1 giugno 2011
play:rebel
♪ Turin Brakes, Red Moon
♪ Ting Tings, That's Not My Name
♪ Noir Desir, A l'envers a l'endroit
♪ The Cranberries, Disappointment
♪ The Strokes, Reptilia
♪ The Killers, Uncle Jhonny
♪ Idlewild, I Want A Warning
♪ Interpol, Not Even Jail
♪ Ting Tings, That's Not My Name
♪ Noir Desir, A l'envers a l'endroit
♪ The Cranberries, Disappointment
♪ The Strokes, Reptilia
♪ The Killers, Uncle Jhonny
♪ Idlewild, I Want A Warning
♪ Interpol, Not Even Jail
giovedì 19 maggio 2011
play:wind/wound
♫ Egokid, Arbasino ♪
♫ Enrico Ruggeri, Polvere ♪
♫ Ministri, Tempi bui ♪
♫ Roisin Murphy, Overpowered ♪
♫ Grizzly Bear, Fine for Now ♪
♫ Manic Street Preachers, If You Tolerate This ♪
♫ Bran Van 3000, Astounded ♪
«Ci sfioravamo i corpi per far cadere il tiranno, come voleva Arbasino.»
♫ Enrico Ruggeri, Polvere ♪
«Aria un po' viziata, questa finestra andrebbe spalancata.»
♫ Nik Kershaw, The Riddle ♪
«I only know what to discuss of anything but light.»
♫ Ministri, Tempi bui ♪
«E mi cambierò nome, ora che i nomi non valgono niente.»
«A chemical reason, if reason's your game.»
«If we're all faltering, how'd I help with that? If it's all or nothing then let me go.»
«Or is it maybe shame at being so young and being so vain.»
«It's early in our language of how the human feels.»
lunedì 9 maggio 2011
play:silence
♫♪ Mel C, Goin' Down ♪♪
♪♫ Baustelle, Colombo ♫♪
♪♫ Tiromancino, Muovo le ali di nuovo ♪♫
♪♪ Elisa, A Feast For Me ♫♪
♪♫ Baustelle, Colombo ♫♪
♪♫ Tiromancino, Muovo le ali di nuovo ♪♫
♪♪ Elisa, A Feast For Me ♫♪
martedì 3 maggio 2011
lose/lose
Pezzo dopo pezzo, lui continua la rimozione. Mi rimuove dai contatti qui, lì, da quell'altra parte, blocca, elimina. Come se fosse una punizione. Come se avessi sbagliato qualcosa e meritassi questa punizione: la mia pena è perdere ogni modo di contattarlo. Infantile, lo è. Crudele, come sa essere crudele un bambino. Tutto troppo simile alla cattiva storia, quella degli scarafaggi e del silenzio, della violenza. Mi chiedo perché succeda sempre così. Perché coloro che intendono chiudere con me non sappiano far altro che togliermi la parola. Che poi è sfuggire al confronto. Come chi sa di avere torto. Come chi sa che io ho ragione?
L'unico esito è la scomparsa. Quella volta, abbandonai io il campo. Questa volta, è l'altro che si allontana, recide di sua volontà i suoi legami con me, o perlomeno la possibilità di me.
Però, alla fine, si perde. Si perde tutti.
sabato 30 aprile 2011
davvero davvero
Era la fine dell'inverno, per tutti la primavera inizia ai primi di marzo, anche quando la pioggia e il freddo ci legano ai mesi del freddo profondo. Ma c'era un po' di primavera, comunque, come nell'aria. Non si capisce, te la senti, non si sa, succede.
Quando lo incontrai, non faceva molto freddo, nelle rispettive giacche. Si stava bene, protetti dalle facciate dei palazzi. Andammo a bere una birra, e con una intendo una, ché la condividemmo, in un piccolo posto, molto intimo. Noi due al tavolo, qualcun altro al bancone, i genius loci. Parlammo. Quell'incontro arrivava dopo un po' di chiacchiere la sera precedente, in chat. Mi contattò, gli risposi, ci scambiammo un contatto più fluido, finimmo a vederci, una webcam e due stanze si uniscono in un unico locale. Non si capisce, non si sa, succede. Ci si trova, si parla, ride, si va, ci si incontra.
E si era seduti a un piccolo tavolo, un bicchiere di birra e quattro mani che si sfioravano, i volti che si avvicinavano. Ci baciammo poco dopo. Iniziò così, una birra in due. Ci spostammo verso il vino, e bevemmo vino, senza smettere di baciarci, di toccarci, di mapparci. Parlare. La bocca può fare molte cose, contemporaneamente. Assiduamente.
Avevo paura, era troppo bello e non sentivo nessuna forzatura, sembrava tutto così naturale. Succede.
Avevo paura anche quando ci trovammo a casa sua, ma bastarono pochi minuti perché mi rendessi conto che non c'era niente di più naturale, di più tranquillo e di più, forse, giusto. Arrivò il suo coinquilino e non fu nulla di inopportuno. Era solo vita, quotidiana e semplice. Poi la porta si chiuse, o si spense solo la luce, questo non lo ricordo, ricordo solo gli abbracci. E «resta a dormire», un invito. Non era ancora il momento, volevo che le cose andassero diversamente, era successo troppe volte, il giorno dopo se ne erano sempre andati. Io me ne sarei andato? Tornai a casa, tardi.
Un paio di giorni dopo, successe di nuovo. Uscimmo e poi ci ritrovammo sul suo letto. «Resta a dormire», di nuovo. Quanto mi costò declinare, ma c'era qualcosa che non mi permetteva di accettare. Per questo il giorno dopo dissi ai miei genitori dove ero stato quelle sere, il perché di quelle ore piccole. Finì lì, non ci fu niente di speciale. La sera stessa uscimmo con i suoi amici, divenni il suo ragazzo; non sentii nessuna forzatura, nessun "è troppo presto, è troppo presto". Non si capisce, ma succede. Stavamo bene, punto.
Quella notte dormii da lui, per la prima volta. Ci spogliammo e cademmo abbracciati. Io non avevo mai dormito... io non ero mai riuscito a dormire tutta la notte abbracciato a qualcuno, ho sempre difeso il mio spazio, il mio calore, me stesso, forse solo la mia comodità. Ci svegliammo così, abbracciati, ed era domenica. Poi ci fu un'altra settimana, il tempo insieme. Le mutande di ricambio, la cena. Stavamo bene, punto. Non si sa come, ma succede. Questo basta.
Tornava piano il sole, quei giorni. Si avvicinava l'equinozio. O il solstizio, non ho mai capito, so solo che succede ogni tanto, ogni tot. Tornava il sabato, lo passammo insieme, il pomeriggio. «Ti amo», disse, «Ti amo veramente», ripeté guardandomi negli occhi.
I piani di un'uscita svanirono sotto la grandine improvvisa. Malumore, capita. A lui piace il sole, questa è una cosa che ho saputo, che conosco. Rimanemmo a casa a farci compagnia, bastavano le nostre reciproche presenze. A lui questo piace, basta. Anche a me, ma non sono riuscito a farglielo sapere. Capire?
Forse volevo farlo uscire, portarlo fuori, farlo più felice, fargli conoscere le cose di me. Non ne aveva bisogno quanto me. Ma ne avevo bisogno per lui, non per me. Questo non successe.
- Buio -
«Forse è meglio se non ci vediamo per qualche giorno».
«Non mi perdi, deve passarmi da solo».
Provai a cercarlo, si negò per due settimane, a parte un breve incontro in cui pensai di perderlo.
«Non mi perdi, deve solo passarmi».
Rispettai le sue richieste, mi pesava ma rimasi ad attendere, dimostrandogli la mia presenza. Non mi avrebbe perso, non mi sarei perso.
Provai a cercarlo, si negò ancora. Le nostre presenze erano chiare, eravamo nello stesso luogo nello stesso momento, connessi solo da un debole segnale di rete. Ma non lo cercai più, lui non cercò mai me.
Gli scrissi le ultime parole, perché volevo farlo. Forse perché lo vidi dove ci eravamo incontrati. Prima della birra. Prima della webcam.
Gli scrissi le ultime parole, perché non ne avevo altre. Erano domande.
- Buio -
Passarono settimane, nessuna risposta. E lo vedevo in giro per la rete. E mi vedeva. Mi vedeva?
- Buio -
Mi misi a riascoltare quella canzone, Talk To Me, adoro quella canzone. Me la inviò, tre settimane dopo le mie ultime parole. Non capii, non trovai nessun senso. Pensai al titolo. Pensai volesse che gli parlassi. Pensai al testo, perché non mi parli? Mi chiesi cosa volesse dire. Che cosa volesse. Voleva che gli parlassi? Voleva parlarmi? Qualunque cosa volesse dire, gli rimandai il suo stesso messaggio: erano esattamente le domande o i desideri che io rivolgevo a lui, che avevo rivolto a lui in quel tempo.
Pensai che forse era pronto, di nuovo.
Provai a chiamarlo. Suonava libero.
- Buio -
Non rispose.
- Buio -
Non richiamò.
- Buio -
Non si capisce.
Non ho più parole per provare a capire. Quanto spazio c'è per l'orgoglio?
Pensavo fosse pronto. Pensavo di essere pronto. Ero pronto.
Non si capisce.
Non si capisce.
- Buio -
«Talk to me sticazzi. Ma io, secondo te, cos'altro dovrei dirti? Se vuoi parlare, di modi ne hai.
Io problemi non ne ho. Sei tu quello che non risponde. E ti ho già scritto troppo.» Gli scrissi.
Non rispose.
Mi tolse dal suo mondo virtuale. L'unica cosa che riuscì a fare, rimuovi dagli amici.
Che smacco, davvero.
Davvero davvero.
- Fine -
giovedì 21 aprile 2011
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